Fare sistema, la nostra sfida

12.12.2016

Direttore della Reggia di Venaria e Presidente del Tavolo di Coordinamento per le Residenze Reali, Mario Turetta ci illustra il lavoro su tanti progetti avviati. Che nei prossimi anni cambieranno il volto, e forse il futuro, del patrimonio culturale piemontese.

Giunto a Torino nel 2004, nel ruolo di Direttore Regionale per i Beni Culturali del Piemonte, Mario Turetta ha gestito, da allora, quello che per Torino è stato un lungo passaggio epocale. Dieci-dodici anni fa, infatti, la città stava cominciando a cambiare pelle, scoprendo una vocazione turistica legata alle proprie ricchezze artistiche e culturali. Fu l’inizio di un percorso che ci avrebbe condotto lontano: dobbiamo a quelle scelte la consapevolezza di quanto il patrimonio culturale sia strategico per Torino e il Piemonte.

Attuale Direttore della Reggia di Venaria e Presidente del Tavolo di Coordinamento per il progetto delle Residenze Reali, Turetta sottolinea come ci si trovi in una contingenza favorevole, specialmente per il “sistema” delle Residenze sabaude: “Il Ministero, la Regione Piemonte e la Compagnia di SanPaolo oggi sono concordi nel raggiungere un obiettivo. Non sempre è così, a volte gli interessi sono divergenti. Siamo nel momento adatto per lavorare”.

Dottor Turetta, partirei dalla Reggia di Venaria, che compirà 10 anni nel 2017. Qual è il suo bilancio?

È un traguardo importante, che segna i grandi passi fatti dalla Reggia. Nel ripercorrerli vorrei partire dai giardini. Dieci anni fa erano appena nati, e avevano bisogno di svilupparsi. Ora sono finalmente giunti a una maturazione e rappresentano un riferimento per il panorama dei grandi giardini italiani. E poi ci sono le tante attività che la Reggia ha messo in campo in questo decennio: mostre, convegni, eventi, manifestazioni... Spesso insieme ai privati, perché la Reggia, che è un Consorzio pubblico a cui partecipano anche la Compagnia di San Paolo e la Fondazione 1563, ha svolto anche un ruolo di cerniera tra pubblico e privato, utilizzando strumenti di mercato che le hanno consentito di elaborare l’attività in maniera creativa.

Nei giardini il tassello mancante si direbbe la Fontana dell’Ercole, anche se la strada del recupero è ormai imboccata.

Quando assunsi l’incarico di direttore della Reggia, mi confrontai subito con la Presidente del consiglio di amministrazione sui punti che apparivano meno “risolti”. Entrambi convenimmo che, nell’imminenza del decennale, ci si sarebbe potuti cimentare con alcune soluzioni, tra cui la Fontana dell’Ercole. Nell’autunno del 2015 ripresi il discorso con la Soprintendente Luisa Papotti, e ci trovammo d’accordo sull’opportunità di ricontestualizzare in modo contemporaneo quello spazio speciale, utilizzando tecnologie, metodologie e conoscenze attuali. Poco tempo dopo incontrai la Consulta di Torino, che accolse subito con favore l’idea, anche perché stava portando a termine il restauro della grande statua dell’Ercole... Nacque così l’accordo con la Consulta, che si è impegnata su questo progetto sul lato della progettazione, della filosofia operativa e della ricerca delle risorse.

Quindi ciò che vedremo non sarà la riproposizione storica della Fontana...

Sarà un segno in chiave moderna di ciò che c’era. Oggi non è pensabile, per costi e difficoltà di produzione, riproporre un’architettura storica. In ogni caso, per il 2017 contiamo di svelare il progetto in una mostra. Ci piacerebbe, attraverso pezzi originali della Fontana e tecnologie di realtà virtuale, far vedere come apparirà l’opera a lavoro concluso.

L’altro tema di cui lei si sta occupando è quello delle Residenze Reali, che ha cominciato ad affrontare da circa un anno.

Nell’autunno del 2014 proposi al Ministro della Cultura Franceschini, al Presidente della Regione Chiamparino, all’ex Sindaco Fassino e all’allora Presidente della Compagnia di San Paolo Remmert di lavorare alla valorizzazione del sistema delle Residenze Reali sabaude. Questo significava innanzitutto creare una cabina di regia per condividere un percorso e delle strategie, poiché le residenze hanno proprietà e realtà diverse, ognuna con peculiarità distinte: non tutte sono aperte al pubblico, alcune sono in restauro, altre sono sedi di amministrazioni oppure ospitano musei... insomma, sono una realtà composita. Il modello possibile, indicato da molti, erano i Castelli della Loira. Cominciammo quindi a studiare quell’esperienza, scoprendo che un vero modello non esisteva, perché in Francia non c’è un elemento unificante o un tavolo di coordinamento.

E allora da che cosa nasce la percezione unitaria dei siti francesi?

Dal passato e dalla tradizione. I Castelli della Loira hanno una storia di valorizzazione turistica almeno di 60-70 anni. Le residenze sabaude, invece, sono “partite” solo 10 anni fa e in un contesto in cui erano poco valorizzate. Ma in Piemonte c’è qualcosa in più: qui tutte le residenze hanno un’unica matrice sabauda, e sono meno frammentate come proprietà. Sostanzialmente, quindi, è un problema di promozione. Prima di affrontarlo, però, bisogna mettere i beni in condizione di essere promossi. Devono cioè rispondere alle esigenze del turismo moderno.

Condizioni che si possono sintetizzare nel termine infrastrutture...

Più che di infrastrutture, è un problema gestionale delle singole Residenze: sono aperte al pubblico? E con quali orari? Hanno sufficiente personale? Al loro interno esistono bookshop, caffetterie e ristoranti? Serve una disamina di tutto questo.

Come lavorerà su questi aspetti?

Il primo anno è stato utilizzato per un’analisi di strategia e di direzione. Poi abbiamo cominciato ad agire. Promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, è nato “Palchi Reali”, un programma coordinato di attività estive nelle residenze, presentato in modo unitario. Di recente, grazie a un progetto della Reggia finanziato dalla Compagnia di San Paolo, è stata anche lanciata una campagna di comunicazione ad hoc che ha coinvolto 5 Residenze: Venaria, Stupinigi, Villa della Regina, Racconigi e Agliè, che avevano necessità di essere conosciute meglio.

Quanto tempo ci vorrà per veder funzionare questo disegno?

È necessaria una maturazione. Nella situazione attuale esiste una gestione diretta di alcune residenze, ma c’è allo studio l’idea di una gestione comune di Venaria e Stupinigi e stiamo prevedendo anche un coordinamento generale. Ciò vuol dire che alcune residenze potranno convenzionarsi per ottenere una serie di servizi. Per esempio, chi non ha competenze per indire una gara per i servizi del personale, potrà rivolgersi al coordinamento per avere il servizio, oppure la caffetteria o il bookshop. Pensando a questi spazi è stato creato il brand “Botteghe Reali”, che progressivamente  contrassegnerà prodotti ed esercizi di tutte le residenze.

In termini di ricaduta complessiva, quali sono le potenzialità del sistema?

Sono enormi. Parliamo di un sistema che è passato, negli 8 anni presi in esame, da circa 600-700mila visitatori a 2 milioni e mezzo di oggi. Sicuramente le residenze aperte sviluppano servizi e permettono al tessuto connettivo del territorio di crescere e svilupparsi. Pensiamo, ad esempio, a tutte le attività cresciute attorno alla Reggia di Venaria: negozi, aziende, una generale riqualificazione territoriale.

In questo quadro che ruolo possono giocare i privati?

Un ruolo fondamentale. Quello tra pubblico e privato è un rapporto che pone al centro il bene comune, perché gli interessi e i beni sono di tutti. Com’è ovvio, un’azienda ha l’esigenza di stare sul mercato, di generare profitti e utili; ma se nel perseguire i propri interessi essa dedica una parte dell’attività al bene comune, allora si dimostra lungimirante. Perché un sistema che promuove la cultura, e il benessere delle persone crea un contesto in cui le aziende possono prosperare, svilupparsi e attirare altre imprese.

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