Benvenuti nel Cortile d’onore del Palazzo dell'Arsenale

26.11.2020

Realizzato grazie all’Art Bonus, l’intervento è prossimo a concludersi

I torinesi lo identificano con la Scuola di Applicazione, la sede in cui si formano gli alti ranghi dell’esercito. Pochi però sanno che il Palazzo dell’Arsenale ha una storia antica, che incrocia i più celebri architetti sabaudi. Progettato a metà ’600 come Fonderia da Carlo Morello, alla sua graduale trasformazione in Arsenale contribuirono sia Amedeo di Castellamonte che Filippo Juvarra. Ciò nonostante, il segno definitivo è di un militare-architetto, il capitano Felice De Vincenti: suo il disegno dell’attuale struttura, edificata tra il 1736 e il 1783.
 
Luogo nobile della nostra storia, per via della sua destinazione il Palazzo è rimasto per secoli interdetto al pubblico. Oggi, il restauro del Cortile d’onore, promosso dalla Consulta e affidato all’architetto Andrea Gaveglio di Torino, segna un punto di svolta epocale: l’intervento è stato pensato nella prospettiva di poter aprire a tutti – con tempi e modalità che si dovranno valutare – questo spazio unico per ampiezza e maestosità.
 
Partita a giugno, la risistemazione ha coinvolto principalmente il rifacimento della pavimentazione e dell’impianto di illuminazione del piazzale. In luogo del manto bituminoso del fondo è stata scelta la pietra di Luserna, posata dopo la revisione dell’impianto idrico di raccolta e smaltimento delle acque piovane. Per la nuova illuminazione sono stati scelti corpi illuminanti più performanti e dai ridottissimi consumi. A oggi, per completare i lavori manca solo la creazione di una “zona filtro” nell’atrio principale, che renda sicura l’accessibilità. È prevista tra gennaio e febbraio.

Realizzato in regime di Art Bonus (nome con cui è nota la legge 106 del 2014, che istituisce un credito di imposta per chi effettua erogazioni liberali a sostegno di cultura e spettacolo), il restauro si è avvalso di cospicui fondi messi a disposizione dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e da Intesa Sanpaolo.
Molto attivi sul territorio piemontese, i due mecenati sono tra i Soci della Consulta.

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