Reggia di Venaria, un modello moderno

11.12.2018

Il tema dei giardini e la rinascita della Fontana d’Ercole, l’identità della Reggia nel circuito delle Residenze Reali, la creazione di un nuovo modello gestionale. La Presidente Paola Zini disegna i prossimi scenari del grande complesso di Venaria, che occupa un ruolo centrale nel sistema culturale del territorio piemontese.

Presidente del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude – l’organismo che gestisce il complesso della Venaria Reale – Paola Zini è oggi impegnata in una missione niente affatto semplice: quella di guidare la Reggia, e con essa l’intero sistema delle residenze, verso una fase matura che consolidi e trasformi l’enorme lavoro svolto sinora su più fronti: di produzione culturale e di organizzazione, di relazioni internazionali e di rapporto con il territorio.
Undici anni dopo l’apertura, la Reggia è un’istituzione sfaccettata e propositiva, a livello europeo antesignana in molti ambiti. I giardini sono uno di questi: mai in Europa era stato tentato un recupero su questa scala, partendo da zero e approdando al risultato di una stretta coerenza tra dimora e aree verdi. In entrambi le molte stratificazioni storiche, caratteristica saliente di questo luogo, emergono attraverso una lettura contemporanea che è un punto di riferimento. “Un paio di anni fa – racconta a tale proposito Paola Zini – la presidente di Versailles mi confidò di essere venuta in visita qui alla in Reggia senza farsi riconoscere: desiderava vedere di persona i giardini con le installazioni di Giuseppe Penone, poiché desiderava introdurre l’arte contemporanea anche nei giardini della reggia francese”. Da questo aneddoto, e dal progetto in fieri della Fontana d’Ercole, parte la nostra conversazione.

Nel cantiere della Fontana d’Ercole si è concluso il primo lotto dei lavori. Il progetto sta gradualmente prendendo vita e, una volta terminato, diventerà uno dei punti focali nel sistema dei giardini. Che cosa vi aspettate da questa struttura e come pensate di utilizzarla?

Il complesso della Fontana era forse l’ultima parte mancante del grande progetto di Venaria. Essere tornati su quell’idea per integrare gli spazi del verde in maniera definitiva ci consentirà di raccontare i giardini in modo inedito, grazie a un nuovo strumento. Credo che parlare oggi dei giardini sia una fortuna perché, arricchiti da questa realizzazione architettonico-paesaggistica, il loro valore è ben diverso rispetto a quello di dieci anni fa.

Peraltro i giardini della Reggia si presentano come un sistema in continua trasformazione naturale e costituiscono una sorta di “work in progress”...

Sì, e bisogna considerare il discorso della materia viva: nei giardini convivono componente umana e componente naturale... Oggi sono maturati e hanno una loro storia. Esistono inoltre altri elementi che ci consentiranno di comunicare il complesso della Venaria con i suoi giardini: innanzitutto il sistema delle residenze reali, che legherà insieme non solo le dimore, ma anche i loro giardini; e poi il fatto che in questi ultimi anni si sia sviluppata una nuova sensibilità verso il mondo della natura, con un pubblico più attento e numeroso rispetto al passato. Infine, un ultimo elemento: da pochi mesi ci stiamo occupando del Castello della Mandria. Il fatto che la sua gestione sia passata al Consorzio delle Residenze Reali Sabaude conferisce un nuovo significato anche alla Reggia: è come se il nostro perimetro si allargasse a un altro pezzo molto importante.

I giardini hanno ormai un peso decisivo nella generale economia della Reggia.

Assolutamente. Anche per questo motivo stiamo lavorando a una mostra dedicata proprio al tema del giardino, in programma il prossimo anno. Sarà un evento che aiuterà il pubblico a capire l’importanza dei giardini e del progetto di recupero della Fontana. Ma nello stesso tempo ci offrirà l’opportunità di legare ancora di più la Reggia alle Residenze reali di tutta Europa conferendo visibilità anche ad altri progetti ormai collaudati come quello della Scuola per Giardinieri, che è un altro elemento significativo del rapporto che abbiamo con altre grandi realtà internazionali, in particolare con Versailles.

Come pensate di promuovere i giardini e la Fontana d’Ercole?

La promozione si inserirà nel più ampio progetto del sistema delle residenze. Ma i giardini potranno essere sempre di più un’attrazione parallela alla Reggia... Oggi il pubblico che viene in visita la domenica e desidera passare l’intera giornata acquista un biglietto che si chiama “Tutto in una Reggia”, che permette di muoversi sia all’interno sia all’esterno. Io penso che il recupero della Fontana d’Ercole rappresenterà una nuova forte attrazione della Venaria, un motivo ulteriore di visita. 

La Fontana d’Ercole rappresenta un tassello decisivo verso il pieno recupero dei giardini. Quali sono gli altri punti che lo renderebbero completo?

Ci sono ancora parti che potranno essere oggetto di realizzazioni nuove. Personalmente sono affezionata a un’idea che sarebbe utile innanzitutto a chi lavora sui giardini: penso al il progetto di una serra, che potrebbe essere concepita come una semplice serra di servizio, oppure diventare un oggetto architettonico contemporaneo. È un tema che sta molto a cuore anche all’architetto Maurizio Reggi, responsabile dell’ufficio conservazione giardini. Da una parte, potrebbe contenere le piante in vaso che hanno bisogno di essere ricoverate durante l’inverno; dall’altra, tenendo conto anche della Scuola di formazione, ci permetterebbe di produrre le fioriture stagionali – primaverili ed estive – assolvendo alla funzione di vivaio.

Il rapporto tra la Reggia di Venaria e la Consulta di Torino si è sviluppato con costanza e regolarità nel corso di un decennio. Come valuta questa collaborazione?

Credo che Consulta sia un partner fondamentale per la Reggia, come per tutti i soggetti che a vario titolo si occupano di cultura sul nostro territorio. È un esempio unico, di cui Torino e il Piemonte devono essere particolarmente fieri. In più l’ho sempre trovato un progetto discreto e concreto come i piemontesi, perché Consulta possiede questo DNA fantastico: il mondo dell’impresa che dialoga con la cultura in maniera puntuale, silenziosa, rigorosa.

A 11 anni dall’apertura se dovesse definire in sintesi che cos’è e a che cosa guarda la Reggia di Venaria, che cosa direbbe?

In questi anni è stato compiuto un grande sforzo per dare un’identità alla Reggia, che all’inizio era un contenitore vuoto. Da subito venne fatto un eccezionale lavoro di valorizzazione in chiave contemporanea, allo stesso tempo innestando sulla residenza una parte di produzione culturale. Oggi la Reggia di Venaria ha un’identità multiforme: il luogo stesso è da sempre motivo di grande attrazione, e nel sistema delle residenze questa vocazione continuerà a rinnovarsi di anno in anno. Ritengo però che sia proprio la parte di produzione culturale, che in altre residenze risulta impossibile per la mancanza di spazi, a dare una grandissima forza alla Reggia. Qui esiste un centro studi, una seconda area dedicata alla produzione e un’altra ancora che comunica e promuove ciò che viene prodotto. E questa è un’unicità incredibile, senz’altro sul nostro territorio e probabilmente in Italia.

Nei prossimi anni che cosa risulterà strategico nella gestione della Reggia di Venaria?

Credo che sarà strategico individuare un nuovo modello. In questi dieci anni la Reggia ha costruito un modello economico-gestionale del tutto originale: il Consorzio ha delle peculiarità molto forti nel panorama culturale italiano. Ma finora questo lavoro lo si è fatto su un bene, e cioè su questa struttura. Ecco, credo che ora quel modello debba essere modificato – che è quanto stiamo cominciando a fare – per essere traslato su un circuito. Ciò non vuol dire che le altre residenze debbano adeguarsi o gravitare nella sfera di Venaria, ma piuttosto individuare insieme un buon modello gestionale. 

Che cosa della sua esperienza professionale pensa di aver portato qui a Venaria?

Ho avuto la fortuna di lavorare per 7 anni, tra il 2000 e il 2007, al piano strategico della città di Torino, proprio nel momento in cui la Reggia di Venaria stava rinascendo. Contribuire al disegno che il territorio si stava dando, e all’interno del quale la cultura assumeva un peso importante e nuovo, ha rappresentato per me un’esperienza straordinaria. Un’esperienza che credo qui a Venaria possa essere d’aiuto per costruire.

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