Restaurato il cupolino guariniano

28.06.2018

L’intervento della Consulta restituisce alla Cappella della Sindone la “camera di luce” ideata da Guarini per catturare lo sguardo dei fedeli. Diretto dagli architetti Chiara e Maurizio Momo, il restauro ha interessato i dipinti murali e la fedele ricostruzione della raggiera lignea.

A oltre vent’anni dall’incendio che devastò la Cappella della Sindone, appaiono finalmente i primi segni concreti di una decisa inversione di rotta: entro l’autunno il capolavoro barocco di Guarini sarà di nuovo tra i gioielli architettonici della città, uno dei suoi simboli potenti. Merito di uno sforzo corale che ha visto anche la partecipazione della Consulta, intervenuta sulla porzione sommitale della struttura, il Cupolino. L’esito del restauro, affidato allo studio degli architetti Chiara e Maurizio Momo e concluso lo scorso gennaio, ha restituito un ambiente molto luminoso, dove spiccano le fredde tonalità secentesche dei grigi, del bianco e del bruno, ravvivate dalle teatrali decorazioni di 12 coppie di putti e di una serie di finte finestre.

Il lavoro si è presentato sin da subito di non facile approccio. La situazione di partenza appariva fortemente compromessa: l’incendio di vent’anni prima era stato devastante (il fuoco aveva calcinato i muri e ridotto in cenere all’istante la raggiera in legno), e un’ulteriore complicazione veniva dalle scarse fonti di documentazione. C’era la consapevolezza, quindi, che il restauro da affrontare avrebbe imposto lunghe fasi preliminari di indagine e di studio negli archivi.

La Consulta apre il primo cantiere-pilota nell’estate del 2017. Nel frattempo, appaiono anche i primi dati significativi delle ricerche: si scopre una seconda figura-chiave oltre a Guarini. L’architetto affidò infatti i decori del piccolo spazio sommitale a Carlo Giuseppe Cortella, scenografo di corte che per i Savoia si occupava di grandi apparati scenici, allestiti in occasione di feste, ricorrenze e avvenimenti ufficiali. Il contributo di Cortella fu decisivo nel trasformare il Cupolino (che nei documenti storici viene definito “Lanternino”) nel fulcro luminoso della Cappella: insieme scenografo e progettista concepirono quello spazio come una “camera di luce”, capace di catturare lo sguardo anche da grande distanza e da molteplici angolazioni. Eseguiti dal laboratorio di Barbara Rinetti, i lavori di restauro hanno riscoperto, sotto i confusi strati ottocenteschi e novecenteschi, i colori originali, ora perfettamente coerenti con l’architettura sottostante in pietra e marmo bigio di Frabosa.

Ma il tema più complicato dell’intervento è stato senz’altro la riproposizione della raggiera lignea che era appesa alla volta, ricostruita integralmente. Si tratta di un oggetto scenografico di tutto rispetto, una sorta di “macchina scenografica” dalla larghezza massima di 4 metri, composta da tre raggiere sovrapposte e formato in tutto da 240 bacchette di misure diverse, divise in gruppi di 7 o 12. Un manufatto particolarmente difficile da progettare e ricostruire (peraltro mancavano completamente disegni o modelli analoghi) la cui realizzazione si deve alla vasta competenza storica dell’architetto Maurizio Momo. Come nell’originale, completa la raggiera la colomba dello Spirito Santo, ricostruita in legno e successivamente gessata, verniciata e rivestita con foglia d’argento. Tutto esattamente come nel Seicento, ma nel rigoroso rispetto delle attuali normative di sicurezza, che esigono l’utilizzo di materiali ignifughi, e con l’obiettivo di ottenere un oggetto il più leggero possibile.

Sul restauro del Cupolino – e sul lungo e articolato rapporto che dal 2009 lega la Consulta di Torino ai temi sindonici, con l’alternarsi di interventi, mostre e la promozione di itinerari culturali e religiosi – è stata preparata una pubblicazione che verrà presentata in occasione della riapertura ufficiale della Cappella della Sindone. Accanto ai testi di progettisti e tecnici, il volumetto ospita saggi dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, della Soprintendente Luisa Papotti e del Direttore Lavori Marina Feroggio.

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