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Gianfranco Gritella: “Colpo d’occhio sulla Sala degli Stucchi”

L’allestimento della Sala degli Stucchi è stato ideato dall’architetto Gianfranco Gritella come una sorta di cerniera tra i fastosi appartamenti secenteschi che la precedono e la luminosa architettura juvarriana, che la segue immediatamente. In pochi tratti veloci, ecco come la descrive il progettista:

“L’assetto scenico della sala trae spunto dalle fonti d’archivio. Sulla parete verso il cortile, in una grande incisione del 1703, di Giorgio Tasnière, è rappresentata la genealogia della dinastia fondata da Beroldo di Sassonia. Da essa sono ripresi i 27 ritratti che ornano le altre pareti.

Sopra il camino, tre busti di eccellente fattura: al centro, il duca Emanuele Filiberto, leggendario vincitore della Battaglia di San Quintino (1557), artefice del trasferimento della capitale del ducato a Torino; ai lati la consorte Margherita di Valois e il figlio, futuro duca Carlo Emanuele I. Al centro, un incantevole cupido dormiente di epoca romana.

La sala, che chiude la prima parte della promenade attraverso i fastosi ambienti settecenteschi del palazzo dei re, è avvolta in una suggestiva penombra, che prelude all’esplosione di luce e bellezza della spettacolare Grande Galleria juvarriana, capolavoro del barocco internazionale”.

Reggia di Venaria, la sorpresa nasce nella Sala degli Stucchi

A otto anni dall’apertura, la Reggia di Venaria si propone, al grande pubblico che la visita, come un luogo straordinario, un inesauribile contenitore di meraviglie architettoniche e artistiche.

Ciò che però il pubblico non sa è che, se la percezione generale è questa, il merito è da ascrivere a un lavoro che non si è mai fermato. Perché se fu fondamentale lo slancio che portò alla rinascita, non meno importanti risultano i molti interventi che ancora oggi migliorano incessantemente la dimora reale, valorizzandone le potenzialità. Tanti piccoli cantieri che giorno dopo giorno perfezionano la personalità unica di questo posto.

Il nuovo allestimento della Sala degli Stucchi è emblematico di questo atteggiamento. Voluto dalla Consulta di Torino, l’intervento si è concentrato su un punto cruciale della Reggia: l’ambiente che precede la Galleria di Diana, l’invenzione di Juvarra che è diventata l’emblema della residenza. La sala rientrava nei programmi di riallestimento del piano terra, là dove si susseguono senza soluzione di continuità una serie di ambienti secenteschi, privati e di parata. Ultima di questa sequenza, non era mai stata interessata da una vera e propria azione di recupero.

Il tema lo ha affrontato adesso l’architetto Gianfranco Gritella, autore di un originale progetto di allestimento e di restauro. La sua idea trasforma la sala da anticamera un po’ anonima ad ambiente dalle precise catteristiche, che ha anche il compito di preparare i visitatori al coup de théâtre che, varcando la soglia per proseguire il percorso, li lascerà a bocca aperta.

La semplicità è la linea di fondo, come spiega lo stesso Gritella: “La polifonica sequenza di arredi preziosi, dipinti, dorature, arazzi, tendaggi dai vivaci colori, si conclude con un ambiente in penombra e con pochi ma importanti oggetti posti in rilievo da una mirata scelta illuminotecnica”. Lo studio dei documenti d’archivio ha aiutato a definire il ruolo che la sala poteva avere in origine: dagli inventari è emerso che qui erano presenti sculture provenienti da scavi archeologici (tra cui un “putto dormiente” di epoca romana); l’antica denominazione di “sala dei conti e dei duchi sabaudi” ha fatto invece ipotizzare che alle pareti fossero esposti ritratti di esponenti della dinastia.

L’allestimento è stato costruito proprio attorno a questi elementi, pochi ma di sicura suggestione. Protagonista della sala, sistemata in posizione centrale, è la scultura del Cupido dormiente proveniente dalla Villa Adriana di Tivoli, concesso in prestito dal Museo di Archeologia di Torino. Sopra il grande camino di marmo, sorrette da una mensola lignea, tre altre sculture: sono i busti di Emanuele Filiberto, Margherita di Valois e Carlo Emanuele I, preziosi marmi del primo Seicento, già presenti in Reggia e ora ricollocati nella Sala degli Stucchi. Tutte opere che vengono sottolineate da fasci di luce in forte contrasto con il resto dell’ambiente. Su un’altra parete, in dialogo con queste presenze, campeggiano 27 ritratti sabaudi tratti dalle tavole incise nel 1703 da Tasnière. Sono riproduzioni ingrandite di circa 6 volte rispetto all’originale, anche allo scopo di creare un’ambientazione scenica d’effetto, ma priva di clamore. “Quello che abbiamo voluto proporre – aggiunge Gritella – è un ambiente di maggiore quiete, che potremmo quasi definire di decantazione, al fine di preparare al grande spettacolo che ne segue, dove l’architettura juvarriana è protagonista assoluta”.

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