Un restauro tradizionale, con alcune novità

11.12.2018

I fratelli Gianfranco e Carlo Vinardi sono gli architetti che hanno diretto i lavori di restauro e conservazione del Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato, composto da tre delicati ambienti di squisita fattura settecentesca.“L’intervento – raccontano – presentava delle peculiarità decisamente interessanti”.

Come si presentavano gli ambienti prima del restauro?

Molte boiserie e oltre metà delle cornici intagliate degli specchi erano in uno stato critico: numerosissimi i segmenti spezzati o non fissati, parecchie le parti lignee ammalorate. Si notava anche l’eccessivo uso fatto in passato di porporina (una polvere metallica utilizzata per dorare fin dall’antichità), tale da deteriorare nel tempo la doratura, specialmente nelle zone inferiori delle pareti, dove erano evidenti parti completamente annerite. Assai degradate apparivano anche le zone contigue ai serramenti, poco adatti a trattenere le infiltrazioni d’acqua.

Quali sono stati i passaggi iniziali del lavoro?

Si parte sempre da una conoscenza approfondita della situazione. Successivamente viene fatto il rilievo per tracciare la mappa dei degradi. In questo caso abbiamo eseguito un rilievo particolarmente puntuale e dettagliato, che ha focalizzato molto bene tutti i difetti. Infine, insieme agli addetti ai lavori, abbiamo individuato i mezzi e i materiali migliori per arrivare all’obiettivo prefissato.

L’intervento che cosa ha riguardato?

Siamo partiti studiando la quantità di patina che si intendevaa lasciare, e cioè il grado di pulitura a cui si voleva arrivare: in ambienti di questo genere, così riccamente decorati, è un punto fondamentale. Per questo motivo, durante ogni riunione tecnica abbiamo sempre rimesso in discussione il livello a cui era necessario fermarsi, avanzando con cautela. Il restauratore ha fatto un generale lavoro di conservazione, fissaggio e pulitura, ricostruendo solo là dove era strettamente necessario dal punto di vista estetico. Portare il restauro a una maggiore facilità di lettura, integrando qualche piccolo frammento, è una strada corretta, ma non bisogna esagerare. Nella nostra visione la ricostruzione deve essere minima e perciò facciamo sempre il possibile per mantenere la materia originale.

I restauratori hanno usato tecniche tradizionali o nuove?

In generale sono state utilizzate le classiche tecniche di restauro. L’unica novità introdotta riguarda i calchi di alcuni fregi, che sono stati fatti con la resina. E dai calchi sono stati ottenuti, grazie a sostanze anch’esse a base di resine, i fregi mancanti. In tal modo sono state colmate piccole lacune, che altrimenti avrebbero trasmesso un senso di trascuratezza all’insieme.

Gli arredi del Piffetti sono gli oggetti più pregiati di questi ambienti. Come siete intervenuti su questi capolavori di ebanisteria?

Anche i Piffetti sono stati puliti e rivisti. Anzi, è stata fatta un’operazione molto interessante per eliminare i tarli sotto vuoto, tramite azoto. Gherardo Franchino, il restauratore che ha collaborato con noi, è un vero maestro in questo tipo di trattamento. I mobili sono stati spostati nella sala adiacente e sistemati sotto un’attrezzatura speciale per tutta la durata dell’operazione, nel corso della quale tarli e batteri sono morti per mancanza di ossigeno. I mobili sono poi stati ricollocati al loro posto, dopo un’accurata inceratura del pavimento. 

Infine è stata rivista l’illuminazione, tema non facile in sale rivestite da specchi e boiserie.

Mai come in questo caso è stato difficile definire l’illuminazione. Alla fine è stata scelta una soluzione abbastanza tradizionale: poiché nel Gabinetto del Segreto Maneggio sarà consigliabile chiudere le gelosie, si è scelto di tenere gli stessi punti di illuminazione, sostituendo però le vecchie lampadine con altre di nuova generazione. In alto, invece, sono stati aggiunti dei faretti, e la volta affrescata dal Beaumont ne esce decisamente valorizzata.

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