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Palazzo Chiablese, tornano auliche due sale

Collocato nella zona di comando (in posizione defilata, tra Palazzo Reale e il Duomo), Palazzo Chiablese è forse la meno conosciuta delle dimore sabaude di Torino. Il pubblico frequenta numeroso le mostre che vengono allestite negli spazi del piano terra, ma pochi conoscono la parte più nobile del Palazzo: l’ampio appartamento al primo piano disegnato da Benedetto Alfieri, uno dei grandi nomi dell’architettura piemontese del Settecento. A condizionare il destino del Palazzo è stata la particolare destinazione d’uso: il nome è infatti associato da molti decenni alla Soprintendenza torinese, che qui ha i suoi uffici e la sua sede direttiva. Ma ambienti di assoluto pregio come quelli alfieriani non potevano rimanere estranei al rinnovamento culturale che sta investendo Torino in questi anni. E così la Soprintendente Luisa Papotti ha dato il via a un’operazione di riordino destinata gradualmente a cambiare lo stato delle cose, in previsione di una riapertura al pubblico. Il primo passo in questa direzione è stato il recupero del Gabinetto degli Specchi e del Gabinetto dell’Alcova, tornati aulici grazie all’intervento della Consulta di Torino e al lavoro del Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale.

Giusto precisare, intanto, che più che di un restauro si tratta di una manutenzione conservativa. Da lungo tempo adibite a uffici per necessità logistiche, le sale sono state prima sgombrate da schedari e scrivanie, e poi sottoposte a uno scrupoloso intervento di pulitura. Tra gli elementi più interessanti emersi nel primo ambiente, oltre alla sostanziale integrità dell’allestimento settecentesco, le mantovane e i pregiati tendaggi in seta operata bicolore. Le prime, che erano ancora in discreto stato di conservazione, sono state rimosse  e subito inviate presso il Centro della Venaria per l’intervento di recupero conservativo. Sono state rimontate a metà giugno; le tende sono state invece sostituite da nuovi tessuti ignifughi ricercando l’accordo cromatico con i tessuti originali. “Adesso – dice Roberta Bianchi, restauratrice della Soprintendenza che ha svolto la Direzione Scientifica dell’intervento – nel Gabinetto degli Specchi si apprezza una luminosità nuova e un senso di ritrovata nobiltà. Inoltre, nel corso del lavoro abbiamo anche individuato passati interventi di trasformazione della volta, che negli anni ’50 del Novecento appariva danneggiata: si operarono integrazioni cromatiche sulle pitture e una revisione delle dorature”. Più consistenti i cambiamenti subiti dal Gabinetto dell’Alcova, a cui in origine era annessa una piccola cappella, di cui si erano poi perse le tracce. “Nell’Ottocento – spiega ancora Roberta Bianchi – con l’insediamento nel Palazzo dei Duchi di Genova, la cappella risulta trasformata in guardaroba e la sacrestia in bagno. Documentata dalle fonti d’archivio, la sua presenza ci è stata confermata dalle evidenze sul campo: abbiamo rintracciato i raggi dorati dello Spirito Santo e le tracce delle tinte originarie, giocate sui toni dell’azzurro”.

Tra i motivi di speciale interesse legati al lavoro di Palazzo Chiablese, il fatto che l’intervento sia stato eseguito da 4 allievi del corso di laurea in dipinti murali e stucchi e 10 del corso dedicato agli arredi lignei del Centro di Restauro e Conservazione di Venaria. Per loro si è trattato di un’esperienza molto fruttuosa: un cantiere didattico complessivamente di circa 1 mese, durante il quale i giovani hanno affrontato le varie problematiche di un cantiere articolato che ha interessato varie tipologie di opere, effettuando anche la mappatura del degrado. Una fase di osservazione, analisi e trascrizione fondamentale nella formazione di un restauratore.

Un museo per crescere

Svolto in collaborazione con Palazzo Madama,
il nuovo Progetto Didattico della Consulta di Torino
ha coinvolto sei classi di cinque scuole secondarie
di Torino e Provincia. In premio la prima Summer School organizzata dal museo.

Mettete insieme una serie di capolavori artistici, un grande museo, un nutrito gruppo di ragazzi tra i 16 e i 18 anni, la loro voglia di fare e di creare. Lì per lì potrebbe anche non succedere niente.

Ma se a questi elementi unite l’appassionata capacità didattica di storici dell’arte, l’idea di una sfida tra compagni e il senso di responsabilità che nasce nei giovani quando sono trattati alla stregua degli adulti, allora avrete tutti gli elementi del Progetto Didattico promosso dalla Consulta di Torino per l’anno scolastico 2015-2016 e organizzato in collaborazione con i Servizi Educativi di Palazzo Madama. E avrete, soprattutto, dei risultati che potrebbero sorprendervi.

L’iniziativa si inserisce in un filone di attività per gli studenti delle superiori che Consulta ha inaugurato con successo nel 2011 e che giunge ora al suo terzo appuntamento. Attraverso la formula dei Progetti Didattici i giovani che stanno concludendo il loro percorso di studi in licei o istituti hanno l’opportunità di partecipare a stage formativi presso le principali realtà museali di Torino. E qui, insieme all’approfondimento delle discipline artistiche, entrano in contatto con la sfaccettata realtà di un mondo particolare come quello dei musei moderni, istituzioni che lavorano quotidianamente con la cultura, in modo articolato e complesso.

Intitolato Porta, Castello, Residenza e Museo. Raccontami Palazzo Madama, il Progetto Didattico ha coinvolto sei classi del terzo e del quarto anno di scuole secondarie di secondo grado di Torino e Provincia: l’Istituto Tecnico per il Turismo Ignazio Giulio, il Liceo Classico Massimo D’Azeglio, il Liceo Linguistico Vittoria, il Liceo Scientifico Galileo Ferraris, l’Istituto Maria Immacolata di Pinerolo. In tutto 86 studenti, che sotto la preziosa guida dei docenti hanno lavorato divisi in piccoli gruppi di 5-6 persone. Il programma si è dispiegato lungo cinque mesi, tra febbraio e giugno. La prima fase è stata dedicata a far conoscere luogo e opere agli studenti. Tra marzo e aprile si è invece entrati nel vivo del lavoro: i ragazzi hanno scelto una tecnica per raccontare ciò che aveva colpito la loro attenzione durante la visita. Spazio dunque alla fantasia, ma con l’avvertenza di sfruttare le proprie attitudini: ne sono usciti diversi video, una web-serie in tre puntate, un’intervista impossibile ad Antonello da Messina, persino un fotoromanzo in stile anni ’60; non hanno perso il loro appeal i supporti cartacei, comunque molto utilizzati.

Valutati da una commissione, gli elaborati migliori sono stati presentati e premiati il 27 maggio in una cerimonia tenutasi in Palazzo Madama, introdotti dal Direttore del Museo Guido Curto, dalla Presidente della Consulta Adriana Acutis e dalla Responsabile dei Servizi Educativi di Palazzo Madama Anna La Ferla. Vincitore del Concorso un gruppo del Liceo scientifico Galileo Ferraris, che con il video “Cara Maria Giovanna” ha dimostrato “Capacità di far dialogare passato e presente, coniugando storia, arte e vita”. Tecnicamente eccellente, il filmato è una lettera aperta indirizzata alla seconda Madama Reale da un gruppo di giovani ragazze: un confronto tutto al femminile, decisamente ben sviluppato. Secondi classificati i ragazzi dell’Istituto Tecnico per il Turismo Carlo Ignazio Giulio, premiati invece per “La coerenza tra il prodotto e il pubblico di destinazione”. Ha convinto l’idea di una guida pensata apposta per i bambini, che diventano parte attiva di una visita trasversale del museo, dal Medioevo al Barocco. Al terzo posto un gruppo dell’Istituto Maria Immacolata di Pinerolo, che ha scelto di raccontare, utilizzando il format del telegiornale, la storia di Palazzo Madama e del suo rapporto con Torino. La giuria ha apprezzato “L’originalità del tema e la buona consapevolezza della storia della città e del ruolo del museo”. Infine, una menzione particolare è andata a Tazzine in viaggio documentario in stile giornalistico realizzato con ironia da un gruppo del Liceo D’Azeglio.

Festeggiati dal pubblico, i vincitori sono stati premiati con l’ammissione alla prima Summer School organizzata presso Palazzo Madama, una full immersion in museo di dieci giorni, dal 13 al 23 giugno. Un premio impegnativo, che per questi ragazzi rappresenta il primo affaccio sul mondo del lavoro e un bel punto di partenza per il futuro.

Massimo Gramellini: “Il mecenatismo Stile Torino”

Nell’ambito delle attività di comunicazione, durante l’ultimo decennio la Consulta di Torino ha ideato tre inserti speciali (ciascuno di quattro pagine) usciti sull’edizione nazionale del quotidiano La Stampa. 

Il primo fu nel 2007, in occasione dei vent’anni del sodalizio, il secondo nel 2012, per il venticinquesimo d’attività, e l’ultimo il 9 aprile di quest’anno. Le pagine presentano al pubblico i progetti conclusi e i programmi futuri, lasciando tradizionalmente a prestigiosi protagonisti del mondo accademico e culturale le valutazioni critiche e i commenti sul lavoro svolto. In questa occasione il pezzo d’autore è opera di una delle firme più amate della testata torinese, Massimo Gramellini. Alla Consulta il giornalista ha dedicato un pezzo che ha il ritmo e la misura del suo “Buongiorno”, la celebre rubrica quotidiana che è un appuntamento irrinunciabile per i lettori. 

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Il nuovo progetto didattico della Consulta di Torino

La Consulta di Torino e i giovani: il lavoro di valorizzazione del patrimonio storico-artistico svolto a favore degli studenti è ormai una costante nelle attività del sodalizio. Inaugurati nel 2011, i Progetti Didattici si sono rivelati un ottimo strumento per mettere in contatto nuove generazioni e musei cittadini, ma anche un modo pratico per imparare che il mondo della cultura può essere divertente, appassionante, persino sorprendente. E che può diventare la strada su cui orientare il proprio futuro.

Su questa linea è nato “Porta, Castello, Residenza, Museo. Raccontami Palazzo Madama”, terzo Progetto Didattico della Consulta che, partito in febbraio, si svilupperà lungo tutto l’arco della primavera e avrà come traguardo una “summer school” di dieci giorni presso Palazzo Madama, tra il 13 e il 23 giugno.

Rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Torino e provincia, il progetto coinvolge 6 classi del terzo-quarto anno, chiamate a misurarsi sul tema della narrazione del Palazzo e delle sue collezioni. Collezioni che, per vastità e ampiezza cronologica, rappresentano quasi un viaggio nell’intera storia artistica e culturale della città. Guidati dai responsabili dei Servizi Educativi di Palazzo Madama, i ragazzi proprio in questi mesi stanno visitando il Museo, ne ammirano le opere, apprendono storie e vicende ad esse collegate. Conclusa questa prima fase proporranno, divisi in gruppi di 5-6 persone, il loro racconto, che prenderà vita grazie a tecniche e a linguaggi diversi: dall’elaborato tradizionale al docu-film, dal fumetto alla canzone, che sono solo alcuni dei tanti possibili esempi.

A maggio una giuria composta da membri della Consulta e del Museo sarà chiamata a valutare i materiali e a scegliere i primi tre gruppi classificati. Saranno loro, in tutto circa 15-20 ragazzi, gli ospiti della “summer school”, nuova esperienza che Palazzo Madama ha ideato sul modello dei campus proposti dalle grandi istituzioni museali americane. Intitolato “Inspiring future leaders”, l’intero progetto ha dunque l’ambizione di essere qualcosa di più di uno stage o di un tirocinio formativo; l’ambizione è piuttosto quella di far crescere dei giovani talenti, sviluppando in loro la creatività e la consapevolezza delle proprie capacità. Davvero una bella sfida.

Reggia di Venaria, una giornata di studi sul restauro

Si intitola “Valore Restauro Sostenibile” il lungo ciclo di incontri internazionali dedicati al restauro ideato dalla Fratelli Navarra srl. Partito nel luglio 2015, il programma si dipanerà sino al luglio 2017. Tra le tante tappe previste (nel 2015 Matera, quest’anno Venezia e L’Aquila, il prossimo anno Monza e Istanbul) non poteva mancare una giornata di studi presso il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, un istituto che in questo settore rappresenta un’assoluta eccellenza italiana, creato nel 2005 per l’alta formazione e la ricerca nell’ambito del restauro e della conservazione del patrimonio culturale.

Svoltosi il 25 febbraio, l’incontro si è focalizzato sulla “Formazione, trasmissione disciplinare e convergenza multidisciplinare nel restauro” e ha visto la partecipazione di numerosi e importanti esponenti del mondo della cultura, delle professioni, delle istituzioni e dell’imprenditoria. Succedutisi durante l’intera giornata, gli interventi hanno scandito relazioni, tavole rotonde e dibattiti, secondo una formula che ha inteso “stimolare un confronto tra pareri anche divergenti, ma con il fine di sollevare una riflessione sempre costruttiva”.

Tra i relatori anche l’architetto Mario Verdun di Cantogno, che ha presentato il caso della Consulta di Torino, felice esempio di partenariato tra pubblico e privato, rimasto finora unico in Italia. Verdun di Cantogno si è soffermato in particolare sui sei Workshops organizzati dal sodalizio (dal 2007 al 2012) e sui tre progetti didattici (dal 2011 ad oggi) indirizzati agli studenti dei licei di Torino e organizzati insieme a due grandi istituzioni museali della città, la Pinacoteca dell’Accademia Albertina e Palazzo Madama.

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