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Anche il cantiere comunica

“Impacchettare” un monumento o un edificio non è solo l’operazione che segnala l’apertura di un cantiere. Significa incidere sul paesaggio urbano, con una presenza di forte impatto, visivo e fisico. Questo lavoro preliminare deve perciò essere eseguito con sensibilità, poiché il rispetto del contesto architettonico è fondamentale. 

Inoltre i teli di copertura si propongono anche come spazio per comunicare: le grandi superfici sono ideali per illustrare il lavoro del cantiere e la missione sociale che ne è alla base. In piazza Bodoni, la Consulta ha sfruttato l’occasione in modo innovativo. A richiamare l’attenzione 4 domande – Perché? Chi? Cosa? Dove? – a cui hanno risposto altrettante infografiche. In pochi punti, semplici e immediati, l’Associazione ha presentato sé stessa e la propria filosofia.

Luce nuova in Biblioteca Reale

Rinnovato l’impianto di illuminazione del Salone palagiano

Valorizzare la struttura con un’illuminazione uniforme, ridurre i consumi elettrici, assicurare una manutenzione più agile del sistema-luce. Questi i principali risultati che il nuovo impianto di illuminazione progettato da Consulta garantirà alla Biblioteca Reale di Torino.
 
L’intervento, che si concluderà entro la fine dell’anno, è stato affidato a Officina delle Idee (che nel 2015 ripensò l’illuminazione dell’Armeria Reale) e riguarda l’aulico “Salone palagiano”: nell’ambiente, caratterizzato dalla splendida volta affrescata e dagli antichi volumi ordinati nelle librerie, saranno sostituiti tutti i vecchi corpi illuminanti e introdotte luci a led di ultima generazione, altamente sostenibili per consumi e costi.
 
Nel complesso, cambierà l’intera percezione dello spazio: ogni elemento della Biblioteca assumerà un rilievo inedito. Quasi un invito a riscoprire sotto una nuova luce questo tassello dei Musei Reali.

Maquillage al campanile di San Carlo

Avviato il cantiere, i lavori si concluderanno in primavera 

C’è un elemento che aiuta a distinguere le chiese “gemelle” di Santa Cristina e di San Carlo Borromeo: è il Campanile che, affiancato a quest’ultima dal Settecento, spezza la simmetria di questa classica “quinta teatrale” di piazza San Carlo. Presenza ineludibile del centro storico torinese, da tempo il Campanile mostrava l’esigenza di una revisione delle superfici intonacate e del restauro delle decorazioni.
 
Un esame dettagliato ha messo in luce lo stato dell’arte: diffuse alterazioni della pellicola pittorica, esfoliazioni ed efflorescenze saline, rigonfiamenti dell’intonaco, piccoli distacchi di elementi decorativi. Su tutto, una generale patina di sporco, causata da smog e agenti atmosferici.
 
Finanziato con fondi del Mibact e di Consulta, l’intervento conservativo è stato affidato allo Studio DeArch di Torino. Ora, dopo una serie di rinvii collegati all’emergenza pandemica, il cantiere è finalmente attivo e oltre al Campanile interesserà il lato della chiesa che affaccia su via Roma. Preceduti da saggi stratigrafici sulle finiture pittoriche, i lavori si concentrano sulle superfici, ma includono anche il ripasso di faldalerie, converse e coperture in metallo e pietra. La ritinteggiatura avverrà nel rispetto delle cromie antiche. La conclusione è prevista per la primavera del 2021.

Alfonso della Marmora, via la patina del tempo

Torino culla del Risorgimento: è facile percorrendo le vie o le piazze cittadine rintracciarne memorie, eventi, segni. Tra questi emerge il monumento equestre ad Alfonso Ferrero della Marmora, militare e politico che fu tra i protagonisti di quella stagione: situato al centro di piazza Bodoni domina l’elegante spianata ottocentesca. Lì il monumento venne inaugurato ufficialmente nel 1891, grazie a una sottoscrizione nazionale che, nel corso di 12 anni, consentì di raccogliere i fondi necessari. A realizzarla fu lo scultore piemontese Stanislao Grimaldi, e quest’opera è considerata il suo capolavoro.
 
Oggi, per chi passa in questo spazio così marcatamente torinese, il monumento in bronzo e il basamento lapideo si presentano perfetti, ripuliti dai depositi di sporco organico e restituiti alla bellezza originale. Alla fine di ottobre si è infatti concluso il restauro conservativo sostenuto da Consulta ed eseguito dalla ditta Chiara Restauri di Collegno.
 
Partito lo scorso luglio, il cantiere si è avvalso di un’ampia ricerca preliminare, che ha affiancato le analisi chimiche sulle patine alla consueta documentazione grafica e fotografica. Alle delicate operazioni di pulitura, effettuate manualmente con acqua demineralizzata, hanno fatto seguito le applicazioni di un inibitore di corrosione e la stesura di una cera protettiva specifica per i bronzi.

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