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Cappella della Sindone, l’emozione risplende

Riaperta a fine settembre, dopo un restauro senza precedenti, la straordinaria architettura di Guarini può di nuovo essere annoverata tra le meraviglie di Torino. Nei prossimi mesi verrà definito il progetto di recupero dell’altare di Antonio Bertola, che vedrà la partecipazione della Consulta. 

È stata una festa corale, perché certi beni appartengono a tutti, sono parte di un sentimento collettivo. La riapertura ufficiale della Cappella della Sindone, celebrata lo scorso 27 settembre, ha rimarginato quella che per oltre 20 anni è stata una dolorosa ferita nel tessuto architettonico e culturale di Torino. E lo ha fatto nel modo più degno: con un restauro ambizioso e senza paragoni, che ha richiesto al gruppo dei progettisti capacità di visione, creatività, sovente l’attitudine a rimettere in gioco certezze acquisite. Il risultato è magnifico, e compensa ampiamente dei lunghi anni di attesa: le vertiginose prospettive ideate da Guarino Guarini catturano lo sguardo verso altezze che sembrano infinite, attirandolo fino al luminoso cupolino dove, sotto una raggiera dorata, si libra immobile la colomba dello Spirito Santo. L’impressione è che tutti gli elementi della Cappella siano ora più collegati tra loro: ogni tassello risplende di una luce propria e però, nello stesso tempo, entra in dialogo con gli altri. E il cupolino, che rappresenta il contributo dato dalla Consulta alla grandiosa opera di recupero, assume la forza inedita di un punto di fuga attraverso il quale tutto viene generato.
Unico tassello mancante, in un contesto di ritrovata bellezza, l’altare centrale che Antonio Bertola realizzò circa dieci anni dopo la scomparsa di Guarini, che appare fermo al tempo dell’incendio. “La scelta di restituire la Cappella al pubblico con una parte da restaurare è stata dettata unicamente da ragioni temporali e tecniche – dice l’architetto Marina Feroggio, direttore del cantiere –, le grandi impalcature del cantiere non hanno consentito di anticipare l’intervento, ma il restauro dell’altare sarà presto affrontato. E dal cronoprogramma che stiamo predisponendo, l’obiettivo è di concludere i lavori entro l’anno venturo. Seguiremo le stesse linee che ci hanno guidato nel restauro appena concluso, rispettando anche in questo caso al massimo grado il monumento”. Parte dei fondi sono già disponibili: si tratta di circa 100mila euro raccolti dalla Fondazione LaStampa-Specchio dei Tempi nel 1997, all’indomani del disastro. La Consulta di Torino parteciperà con funzioni di gestione tecnica e coordinamento.

Con i miei occhi, al cuore della vita

L’opera di san Giuseppe Cottolengo compie 190 anni. Per festeggiarli a Torino è stata allestita, con il sostegno della Consulta, una mostra di opere d’arte realizzate dagli ospiti della Piccola Casa.

Come fa bene, ogni tanto, cambiare punto di vista. Mettersi nei panni degli altri, così da rivedere le proprie convinzioni, il proprio modo di guardare il mondo. Di vederlo, per l’appunto, con gli occhi di qualcun altro, e magari molto differente da noi: per età, condizione sociale, esperienze esistenziali.
È proprio questa la bella ed emozionante lezione che ha offerto da una piccola e preziosa mostra intitolata “Con i miei occhi - opere che raccontano diversamente la vita”, che tra il 14 e il 25 novembre è stata ospitata presso la Sala Mostre del Palazzo della Regione Piemonte, in piazza Castello a Torino. Una di quelle mostre che non si vedono spesso, ed è un peccato: opere di pittura, scultura, fotografia, poesia (persino alcuni filmati) provenienti dalle case cottolenghine di tutta Italia. Lavori che sono il frutto dell’ispirazione e della fantasia dei bambini, delle persone con disabilità e degli anziani che presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza, l’istituzione fondata 190 anni fa da San Giuseppe Cottolengo, trovano l’accoglienza e il calore di una autentica famiglia. 

È difficile etichettarli, questi frammenti colorati e poetici, ma il segno che lasciano è quello delle forti emozioni, talvolta della commozione. Ogni tipo di mediazione culturale qui deve cedere il passo a uno sguardo interiore e all’ammirazione per l’unicità di ogni natura umana. “Questa mostra ci fa capire – ha sottolineato all’apertura il Padre Generale della Piccola Casa don Carmine Arice – che cosa capita quando si riconosce la dignità dell’altro: è un seme gettato che fa fiorire tutte le potenzialità possibili. Attraverso questi disegni e questi colori traspare come la nostra Casa diventi famiglia, si sperimenta ciò che vuol dire un cuore che fiorisce”.
Sostenuta dalla Consulta di Torino (che ha voluto partecipare al 190° della fondazione dell’opera del Cottolengo, momento significativo della vita della città), l’esposizione è stata ordinata dallo studio degli architetti Maurizio e Chiara Momo che l’hanno allestita su strutture mobili che consentiranno di farla viaggiare per essere riproposta in molti altri luoghi.

Collaborare è la vera innovazione

Al giro di boa di metà anno, la presidente della Consulta di Torino Adriana Acutis fa il punto sulle opere in corso e sottolinea i temi alla base della visione strategica dell’associazione.

Presidente Acutis, quali sono oggi i focus al centro dell’azione della Consulta?

All’inizio l’associazione è stata impegnata in grandi opere di restauro, instaurando la preziosa collaborazione fra pubblico e privato che la contraddistingue. Oggi, forte dell’esperienza e della credibilità che si è costruita negli anni, Consulta ha assunto un focus strategico di progettualità innovativa. Oltre all’obiettivo di recupero dell’eredità culturale, i principali progetti di Consulta hanno tutti un fondamento tecnologico tale da contribuire allo sviluppo dell’identità innovativa di Torino.

Dal suo punto di vista il “Sistema-Torino” che momento sta attraversando? Quali sono, a suo giudizio, le necessità primarie della città in questa fase?

Il “Sistema-Torino” si fonda sulla collaborazione e deve costantemente reinventarsi. Rimanendo saldi nella capacità di essere sistema, le fasi difficili possono essere fucina di rinnovamento. Penso che le necessità primarie della città in questa fase siano far leva sulla capacità di lavorare insieme, che contraddistingue tutt’ora Torino, aprendosi verso l’esterno, promuovendo collaborazione con la vicinissima Milano, con altre città e altri paesi.

La rinascita della Cappella della Sindone e il restauro, recupero e valorizzazione della Fontana d’Ercole presso la Reggia di Venaria sono i 2 grandi progetti sui quali si concentra quest’anno l’impegno di Consulta. Entrambi rappresentano bene la visione sottesa al vostro lavoro: ce ne può parlare brevemente, illustrandoli nelle linee essenziali?

Nel 2018 l’impegno principale di Consulta è il restauro, recupero e valorizzazione della Fontana dell’Ercole. Si tratta di un progetto altamente innovativo, reso possibile da un concerto di collaborazione realizzato da Consulta sul territorio che coinvolge finanziariamente Compagnia di San Paolo e Intesa SanPaolo, con il contributo della Reggia di Venaria. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione della soprintendenza e si inserisce in un contesto di valorizzazione dell’arte e della cultura nei giardini, con obiettivi strategici simili a quelli che hanno guidato l’intervento realizzato da Consulta nei Giardini Reali nel 2017, con l’apporto professionale di Paolo Pejrone e di Giulio Paolini. Il verde è un fondamentale valore che contraddistingue Torino, importante oggi e destinato a diventare sempre più rilevante nel tempo.

I lavori di Consulta per la Cappella della Sindone mirano a collegare il capolavoro del Guarini, dove si è concluso il restauro del cupolino, con il territorio. In particolare con la Valle di Susa, ricca di immagini sindoniche, sovente visibili dalla pubblica via, a volte custodite nelle chiese. Consulta promuove un progetto di comunicazione coordinato, eseguito in collaborazione con il Centro Culturale Diocesano, al fine di diffondere e rendere più visibile tale patrimonio artistico e culturale a favore del turismo culturale e religioso, rilanciando nel contempo una nuova imprenditoria giovanile.

Lei afferma, per rimarcare le sintonie tra mondo del lavoro e mondo dell’arte, che “imprenditori e artisti sentono e vibrano allo stesso modo, poiché entrambi sanno trasformare le debolezze in opportunità”. Non crede che questo fatto per diventare un paradigma diffuso richieda prima di tutto un cambio di mentalità, e cioè una coraggiosa apertura alle sfide e alle novità?

L’apertura alle sfide e alle novità è fondamento di qualsiasi imprenditore e di qualsiasi artista, entrambi pionieri in un mondo che si evolve. Questo è più che mai vero oggi, con una rapidità di cambiamento mondiale in costante accelerazione a seguito del progresso tecnologico, dei movimenti migratori e della globalizzazione. Per Consulta, un’associazione che mette la capacità imprenditoriale e manageriale a servizio dell’arte, tale apertura all’innovazione è al cuore della propria progettualità.

L’attività della Consulta di Torino indica che è possibile ripensare il tema della Responsabilità Sociale d’Impresa utilizzando in modo innovativo Arte e Cultura. Ci spiega come?

Arte e cultura sono un valore comune che ha ricadute infinite sul territorio e quindi sulle aziende stesse. Ricadute di cui gli aspetti economici, visibilmente rilevanti, sono solo la punta dell’iceberg. Non mi dilungo sull’importanza del patrimonio artistico e culturale per il territorio, mi soffermo invece sul fatto che sia un bene comune. Se è già innovativo investire a favore della cultura e dell’arte come responsabilità sociale d’impresa, la vera innovazione consiste nel farlo insieme, collaborando fra imprese, riconoscendo l’importanza dell’obiettivo condiviso. È nella collaborazione che si cela la vera innovazione.

Lei ha usato, di recente, una formula che sintetizza in modo efficace i principi su cui Consulta orienta il proprio lavoro: “Pensare in modo differente, lavorare insieme, essere creativi”. Esiste un modus operandi con cui l’associazione cerca di renderla concreta giorno per giorno?

Per le aziende e gli enti di Consulta la collaborazione è vera fin dalla scelta dei progetti, che devono avere una valenza strategica per il territorio e sono sottoposti all’approvazione dell’assemblea. Poi le aziende e gli enti associati partecipano nei vari comitati che seguono lo sviluppo dei progetti selezionati. Non è inusuale che degli associati diano un apporto d’opera particolarmente significativo per singoli progetti. Questo modo di operare è alla base della creatività di Consulta e della sua capacità realizzativa. In un mondo che esalta costantemente la competizione, la capacità dei soci di Consulta di collaborare per obiettivi condivisi è il differenziale che produce il valore aggiunto.

Restaurato il cupolino guariniano

L’intervento della Consulta restituisce alla Cappella della Sindone la “camera di luce” ideata da Guarini per catturare lo sguardo dei fedeli. Diretto dagli architetti Chiara e Maurizio Momo, il restauro ha interessato i dipinti murali e la fedele ricostruzione della raggiera lignea.

A oltre vent’anni dall’incendio che devastò la Cappella della Sindone, appaiono finalmente i primi segni concreti di una decisa inversione di rotta: entro l’autunno il capolavoro barocco di Guarini sarà di nuovo tra i gioielli architettonici della città, uno dei suoi simboli potenti. Merito di uno sforzo corale che ha visto anche la partecipazione della Consulta, intervenuta sulla porzione sommitale della struttura, il Cupolino. L’esito del restauro, affidato allo studio degli architetti Chiara e Maurizio Momo e concluso lo scorso gennaio, ha restituito un ambiente molto luminoso, dove spiccano le fredde tonalità secentesche dei grigi, del bianco e del bruno, ravvivate dalle teatrali decorazioni di 12 coppie di putti e di una serie di finte finestre.

Il lavoro si è presentato sin da subito di non facile approccio. La situazione di partenza appariva fortemente compromessa: l’incendio di vent’anni prima era stato devastante (il fuoco aveva calcinato i muri e ridotto in cenere all’istante la raggiera in legno), e un’ulteriore complicazione veniva dalle scarse fonti di documentazione. C’era la consapevolezza, quindi, che il restauro da affrontare avrebbe imposto lunghe fasi preliminari di indagine e di studio negli archivi.

La Consulta apre il primo cantiere-pilota nell’estate del 2017. Nel frattempo, appaiono anche i primi dati significativi delle ricerche: si scopre una seconda figura-chiave oltre a Guarini. L’architetto affidò infatti i decori del piccolo spazio sommitale a Carlo Giuseppe Cortella, scenografo di corte che per i Savoia si occupava di grandi apparati scenici, allestiti in occasione di feste, ricorrenze e avvenimenti ufficiali. Il contributo di Cortella fu decisivo nel trasformare il Cupolino (che nei documenti storici viene definito “Lanternino”) nel fulcro luminoso della Cappella: insieme scenografo e progettista concepirono quello spazio come una “camera di luce”, capace di catturare lo sguardo anche da grande distanza e da molteplici angolazioni. Eseguiti dal laboratorio di Barbara Rinetti, i lavori di restauro hanno riscoperto, sotto i confusi strati ottocenteschi e novecenteschi, i colori originali, ora perfettamente coerenti con l’architettura sottostante in pietra e marmo bigio di Frabosa.

Ma il tema più complicato dell’intervento è stato senz’altro la riproposizione della raggiera lignea che era appesa alla volta, ricostruita integralmente. Si tratta di un oggetto scenografico di tutto rispetto, una sorta di “macchina scenografica” dalla larghezza massima di 4 metri, composta da tre raggiere sovrapposte e formato in tutto da 240 bacchette di misure diverse, divise in gruppi di 7 o 12. Un manufatto particolarmente difficile da progettare e ricostruire (peraltro mancavano completamente disegni o modelli analoghi) la cui realizzazione si deve alla vasta competenza storica dell’architetto Maurizio Momo. Come nell’originale, completa la raggiera la colomba dello Spirito Santo, ricostruita in legno e successivamente gessata, verniciata e rivestita con foglia d’argento. Tutto esattamente come nel Seicento, ma nel rigoroso rispetto delle attuali normative di sicurezza, che esigono l’utilizzo di materiali ignifughi, e con l’obiettivo di ottenere un oggetto il più leggero possibile.

Sul restauro del Cupolino – e sul lungo e articolato rapporto che dal 2009 lega la Consulta di Torino ai temi sindonici, con l’alternarsi di interventi, mostre e la promozione di itinerari culturali e religiosi – è stata preparata una pubblicazione che verrà presentata in occasione della riapertura ufficiale della Cappella della Sindone. Accanto ai testi di progettisti e tecnici, il volumetto ospita saggi dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, della Soprintendente Luisa Papotti e del Direttore Lavori Marina Feroggio.

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