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Fontana d’Ercole, il progetto prende vita

Dentro e fuori il grande cantiere della Reggia di Venaria fervono le opere che riproporranno, in chiave attuale, la meravigliosa invenzione barocca di Amedeo di Castellamonte. Vediamo il punto della situazione mentre si avvia alla conclusione il primo lotto dei lavori.

Presentato alla fine dello scorso anno, l’ambizioso progetto della Fontana d’Ercole alla Reggia di Venaria è ormai entrato in una fase matura. E benché in cantiere sia ancora presto per vedere forme e dimensioni della struttura, i lavori del primo lotto avanzano spediti su diversi fronti. Sul sito si sta infatti ultimando la realizzazione delle coperture, si sono pressoché conclusi la messa in sicurezza delle murature e il restauro delle parti pericolanti e, infine, sono stati effettuati gli scavi per il ripristino della grande vasca centrale, dove sarà ricollocata la statua dell’Ercole Colosso.

Ma non è tutto. Parallelamente al cantiere vero e proprio un’attività altrettanto cruciale ferve nei laboratori tecnici a cui è stato affidato il compito di realizzare opere e manufatti che presto popoleranno la Fontana. Da una parte, quindi, sono al lavoro gli artigiani dei calchi, che hanno già riprodotto due telamoni – ottenendo le copie dagli originali situati al castello di Govone – e che ora sono impegnati su un’analoga coppia di statue monumentali; dall’altra procedono i falegnami che stanno costruendo le volte in legno che segneranno l’intero ninfeo e che, grazie alle travi a vista, daranno sicura suggestione a tutto l’insieme. L’idea delle volte è quella di ricreare una spazialità quanto più possibile vicina a quella originaria, anche se con effetto di maggiore leggerezza: le volte resteranno con travi a vista, per evocare il cantiere di Amedeo di Castellamonte con volumi che ricordino le centine di costruzione dell’antica volta in muratura. Attraverso le forme, il colore e la complessiva percezione dell’ambiente si cercherà di trasmettere ai visitatori le sensazioni che si potevano provare oltre tre secoli fa.

In questa fase iniziale, particolarmente delicata poiché richiede di organizzare con metodo e sincronia il contributo di professionalità diverse, la regia dei progettisti risulta fondamentale. Sviluppare in concreto il progetto significa infatti possedere capacità di visione e rapidità nell’affrontare le problematiche che si presentano giorno per giorno.

Novità interessanti sono emerse dalle ricerche delle statue originali, disperse nel corso dei secoli su tutto il territorio piemontese. Le opere principali che si trovavano nel ninfeo sono già state individuate: sia quelle delle due nicchie frontali, sia il gruppo scultoreo del ninfeo minore, composto da un Nettuno che sopra una conchiglia guidava due cavalli marini. La statua è attualmente sistemata nella piazza centrale di Moncalieri, la coppia di cavalli marini si trova nel castello di Cumiana e una conchiglia compatibile con i documenti d’archivio è stata segnalata al castello di Govone. Come per i telamoni, non sarà possibile utilizzare gli originali, da troppo tempo inseriti in un altro contesto, ma si otterranno dei perfetti calchi per offrire, in alcuni punti-chiave dell’area archeologica, una fedele ricostruzione storica. Insieme alle sculture si potrà ammirare anche una porzione della trabeazione originale, che verrà ricostruita in 3D in base ai disegni: quasi un taglio dal passato, che permetterà di leggere un pezzo della costruzione secentesca com’era e dov’era.

Il quadro, insomma, si va gradualmente componendo, e ogni tessera sta ritornando al suo posto. Intanto altre informazioni si aggiungono via via che i lavori vanno avanti: la scoperta, ad esempio, che lo scoglio su cui era collocata la statua dell’Ercole aveva una grotta centrale (forse una tana dei pesci); oppure il ritrovamento, sempre durante gli scavi della grande vasca, di due piccole bitte. Un fatto che lascia supporre la presenza di una barchetta, che forse veniva utilizzata dalle dame di corte durante l’estate... Piccoli particolari, che però aiutano a leggere ancora meglio questa scenografica architettura da giardino, che ci appare quasi come una “finestra” aperta sulla mentalità aristocratica dell’epoca barocca.

Con i lavori del secondo lotto, che partiranno a fine estate-inizio autunno, la struttura comincerà finalmente a delinearsi: le decorazioni saranno restaurate nel dettaglio, verranno posati i telamoni e assemblate le volte in legno, si eseguiranno le prime prove tecniche. Non mancheranno certo gli spunti e i motivi di interesse per tornare sul cantiere della Reggia.

Due portali per le mostre del Museo Egizio

Intitolata Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”, la mostra diffusa ideata da Museo Egizio di Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Musei Reali e Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino propone una riflessione importante, e attualissima, sui temi della perdita, della conservazione e della protezione del patrimonio. Inaugurata il 9 marzo scorso, la mostra ha coinvolto anche la Consulta di Torino, che ha contribuito con la realizzazione di due grandi “portali” che incorniciano gli ingressi e convogliano il flusso del pubblico, introducendo alle sale espositive. Costruite in materiale leggero, le strutture potranno essere riutilizzate per altri eventi.

Tra gli eventi collaterali dell’esposizione anche una giornata di studio e confronto, animata da numerose presenze internazionali. In questa occasione, la Presidente Adriana Acutis ha presentato la ricca esperienza della Consulta, inquadrandola nell’ottica di una riflessione più ampia sul valore dei beni culturali e sul senso della loro fruizione. “Questa mostra – ha detto – porta l’attenzione sulle ferite, sul ruolo delle aziende che si trovano ad affrontare tali ferite e a come esse debbano, attraverso queste fragilità, guardare al reale valore dell'arte e della cultura. Due concetti che a pieno diritto possono essere considerati parte della responsabilità sociale delle imprese. Nell’ottobre 2016 il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità una risoluzione che invita tutti gli Stati a rispettare, promuovere e proteggere il diritto di ciascuna persone a partecipare alla vita culturale, compresa la possibilità di accedere e godere del patrimonio culturale... Nel 2016 è stato chiaro per l’intera umanità che la culla della civiltà correva il pericolo di scomparire: ed è proprio quando stai per perdere qualcosa che ti rendi conto di quanto sia importante. L’Arte e la cultura riguardano i diritti umani”.

Multimedialità di nuova generazione per le visite a Palazzo Madama

Multimedialità di nuova generazione per le visite a Palazzo Madama

È un progetto che potrebbe fare scuola. La Consulta di Torino e l’Associazione “Amici della Fondazione Torino Musei” stanno lavorando insieme a un’innovativa tecnologia multimediale che rinnoverà radicalmente i percorsi di visita di Palazzo Madama. In breve, si tratta di un aggiornamento delle tradizionali audioguide, ripensate però alla luce delle straordinarie possibilità offerte dai dispositivi digitali. Grazie a una serie di totem multimediali, che verranno strategicamente disposti lungo le sale, e alla tecnologia “Beacon” le opere e i luoghi del museo comunicheranno direttamente con gli smartphone dei visitatori, che riceveranno in tempo reale notifiche con approfondimenti e curiosità relativi a ciò che hanno di fronte. Una nuova concezione di visita guidata, quindi, che potrà essere personalizzata a seconda di tematiche o interessi specifici. Condotto attraverso un itinerario ragionato, al termine della visita il pubblico avrà ricevuto – in modo chiaro, semplice e diretto – tutte le informazioni necessarie alla comprensione del museo. Il progetto, attualmente in fase di approfondimento, è sostenuto dalle competenze tecniche di Reply, azienda socia di Consulta che è leader italiana nel settore del system integration e delle applicazioni di digital services.

Boiseries settecentesche e arredi di Piffetti

In restauro a Palazzo Reale boiseries settecentesche e arredi di Piffetti

Intervento di manutenzione straordinaria per il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato. Da tempo esclusi dal percorso di visita, i tre magnifici ambienti verranno riaperti al pubblico a lavori ultimati.

Situati al primo piano di Palazzo Reale, nell’Appartamento della Regina, i tre ambienti che formano il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato rappresentano una sintesi quasi perfetta della più raffinata arte decorativa del primo Settecento piemontese. Gli autori delle sale, realizzate tra il 1731 e il 1740, sono infatti alcuni dei grandi nomi del tempo, tra i più amati dalla corte e qui convocati dal re Carlo Emanuele III: il progetto si deve a Filippo Juvarra, le boiseries e gli arredi lignei sono opera di Pietro Piffetti, la volta è affrescata da Claudio Francesco Beaumont. Queste sale così preziose sono però state escluse, negli ultimi anni, dal percorso di visita: la delicatezza dei rivestimenti parietali in legno (degradati in diversi punti anche se non in modo grave) e i consistenti depositi di polvere, richiedevano un complessivo intervento di riqualificazione e restauro.

Dell’opera si è dunque fatta carico la Consulta di Torino che, dopo aver commissionato un rilievo degli ambienti all’architetto Gianfranco Vinardi, ha affidato il compito al restauratore torinese Gherardo Franchino. Il lavoro dei restauratori è principalmente una manutenzione straordinaria: l’intera superficie di rivestimenti e arredi viene sottoposta a un’accurata pulitura dai depositi di polvere e poi a un trattamento antitarlo. Solo dove necessario queste operazioni vengono integrate da interventi più specifici: trattamenti di fermatura dei distacchi e di ripristino degli incollaggi, integrazioni delle lacune e degli intagli mancanti, ritocchi pittorici per abbassare il tono di difformità troppo vistose. I restauri in corso offriranno inoltre l’occasione per rivedere l’illuminazione degli ambienti: gli impianti verranno posizionati in modo meno invasivo e sarà migliorata la diffusione della luce. Partito in giugno, il piccolo cantiere si concluderà in settembre, e restituirà finalmente al grande pubblico dei Musei Reali un delizioso microcosmo di meraviglie tardo barocche.

Un capitolo a sé meritano infine gli arredi mobili di Pietro Piffetti, capolavori dell’ebanisteria piemontese che popolano le stanze, rendendole assolutamente uniche. I celebri armadi a doppio corpo, il mobile da toeletta, i tavoli a muro e gli sgabelli (tutti, secondo l’inconfondibile stile dell’ebanista di corte, decorati a figure e impreziositi con intarsi di legni pregiati, d’avorio e di madreperla) saranno anch’essi puliti e, nel caso in cui si riscontrassero parti prossime al distacco, consolidati e rinvigoriti nelle finiture.

Consulta insieme ai giovani

Successo del Progetto didattico 2018, aperto agli studenti delle scuole superiori del territorio torinese e organizzato in collaborazione con Palazzo Madama. Per i 16 vincitori l’esperienza formativa della Summer School presso il museo.

Nove scuole superiori (tra cui Licei Artistici, Scientifici e Linguistici e Istituti tecnici per il turismo), dodici classi, un totale di 270 ragazzi tra i 15 e i 17 anni. I numeri confermano che la formula del Progetto didattico che la Consulta di Torino propone ormai da tre anni in collaborazione con Palazzo Madama, piace e stimola la creatività. Come ricorda il titolo la sfida del concorso “Raccontami Palazzo Madama” resta quella di reinventare in modo originale – attraverso un particolare o un episodio significativo – la storia di questa residenza-museo, che è una sorta di grande palinsesto su cui la città ha scritto le sue pagine di secolo in secolo.

Quest’anno il primo premio è andato al gruppo “Pro Arte Maiorum” del Liceo-Istituto Maria Immacolata di Pinerolo che con “Caccia all’opera” si è ispirato a un periodo difficile della storia del Museo torinese, ossia quando, durante la seconda Guerra Mondiale, migliaia di opere furono sistemate in rifugi sicuri fuori città. Al secondo posto il gruppo “Le Madame Reali” del Liceo Artistico Cottini di Torino, che ha ideato una guida museale per i bambini intitolata “Caccia all’arte”. Terzi, a pari merito, l’audio-racconto “Maledizione a Palazzo Acaia”, del gruppo “I racconta storie” dell’Istituto Bosso-Monti, e il progetto “Reale o Irreale” del gruppo “Gli Alpha” del Liceo Artistico Passoni. Oltre ai primi tre posti, che definivano l’elenco dei vincitori, la giuria ha poi voluto assegnare una menzione speciale a due progetti: “Artist’s Book” ideato dagli studenti della III C del Liceo Cottini, e “Note al Museo” realizzato da un gruppo dell’Istituto Carlo Ignazio Giulio. Come d’abitudine, la cerimonia di premiazione si è svolta nella gremitissima sala incontri di Palazzo Madama. Accompagnati dai loro docenti, i giovani sono stati accolti e premiati dai vertici delle istituzioni museali e cittadine.

I 16 vincitori sono stati premiati con la partecipazione alla Summer School presso il museo, uno stage di dieci giorni (dall’11 al 22 giugno) finanziato dalla Consulta che ha rappresenta il primo affaccio dei giovani sul mondo del lavoro. La Summer School è infatti concepita come un autentico percorso di alternanza scuola-lavoro e assegna un totale di 75 crediti formativi.

Il tirocinio, che ha portato i ragazzi a contatto quotidiano con il lavoro di una grande istituzione culturale, si è concluso con la progettazione e la realizzazione di una piccola mostra, allestita con materiali delle collezioni museali. Singolari protagonisti di quest’anno i timbri, le matrici e gli stampi antichi: ordinati nell’esposizione intitolata “Lasciare il Segno”, si potranno ammirare sino al 17 settembre prossimo.

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