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Innovazione e Arte per far crescere il territorio

Da oltre 30 anni la Consulta di Torino progetta e investe su arte, cultura e bellezza, servendosi della tecnologia più avanzata e con un’attenzione particolare al tema della responsabilità sociale. Per creare valore che duri nel tempo. 

Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino: nel nome dell’Associazione risiede la capacità delle primarie imprese ed enti presenti sul territorio di trovare convergenza di obiettivi strategici. Ogni strategia si sviluppa nel tempo e necessita costanza. Consulta persegue i propri obiettivi collaborando con istituzioni pubbliche e realtà terze da oltre 30 anni, restituendo alla città, passo dopo passo, un’identità che contribuisce a connetterla internazionalmente. L’arte e la cultura sono per Torino una risorsa “sorella” della manifattura e della creatività tecnologica. Non è un caso che la voce “innovazione” sia destinata ad assumere crescente peso nelle attività di Consulta: non tanto per segnare un cambiamento quanto per favorire la consapevolezza dell’importanza di un legame presente da sempre. 

Quest’anno l’Associazione ha iniziato un percorso di collaborazione con il Politecnico di Torino. Insieme abbiamo promosso il Workshop “Innovazione e Tecnologie per i Beni Culturali, Restauro e Fruizione”, e il Politecnico ha invitato Consulta al Festival della Tecnologia. Per comprendere la grandezza del ruolo della tecnologia nel contesto dell’arte è necessario però approfondire alcune fondamentali caratteristiche di entrambe. La tecnologia storicamente permette di soddisfare necessità di salute, successo e benessere. Cresce grazie alla creatività, e la sua finalità è di superare i limiti umani, di colmare le mancanze, di soddisfare i desideri. E infine può anche diventare autentica chiave di successo imprenditoriale, ma a patto di rinnovarsi il momento dopo che si è manifestata. 

Quando invece la tecnologia asseconda l’arte, allora non cerca più di eliminare le mancanze, ma le esalta. Si mette al servizio del desiderio, abbandonando l’obiettivo di colmarlo. L’esempio più potente dell’invenzione tecnologica al servizio della creatività è la scrittura: un mezzo per andare oltre. L’arte ha proprio nella mancanza l’apertura che le permette di rimanere nuova per sempre. 

In Consulta gli aspetti imprenditoriali e quelli puramente artistici sono congiunti. Lo sono per la costituzione stessa dell’Associazione, composta da oltre 30 imprese ed enti presenti nel territorio torinese che dal 1987 investono con costanza a favore dell’arte e della cultura. Consapevoli, da sempre, che il benessere di ogni azienda e del territorio nel quale opera siano intimamente collegati. Oggi, con la nascita del Bilancio Sociale e crescenti obiettivi di sostenibilità, vengono rinnovate le fondamenta dei requisiti per la creazione di valore: la forza di un’impresa si misura anche sulla sua capacità di essere sostenibile e di generare più benessere di quanto ne consumi. 

L’arte, la cultura, la bellezza generano attrattività e benessere, mettono in comunicazione e sono un valore ormai comunemente individuato come obiettivo di responsabilità sociale. Nell’indirizzare la propria progettualità a favore dell’arte e della cultura le imprese di Consulta sfruttano la leva della tecnologia, mettendola a servizio della creatività. Nell’ambito del Festival della Tecnologia, Consulta ha presentato due progetti in corso d’opera, che illustrano come l’associazione utilizzi l’innovazione. 

Il primo esempio è il lavoro, in fase di realizzazione, nel Teatro d’Acque della Fontana dell’Ercole a Venaria Reale: uno spazio di 5.000 mq, al centro dell’asse che dal Borgo di Venaria passa dalla Reggia e si prolunga attraverso gli splendidi giardini fino al Tempio di Diana. È un progetto di recupero di livello europeo, con un investimento di 3 milioni di euro resi disponibili dalla collaborazione che, con Consulta, coinvolge Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo, Reale Mutua, Iren, la Reggia di Venaria e l’Associazione A.V.T.A.-Amici Reggia di Venaria Reale.

In questo progetto il concetto di mancanza come valore creativo è palese: dell’originale Teatro d’Acque del Seicento rimanevano rovine così distrutte da rendere impossibile la comprensione della bellezza perduta. Perciò nel piano di recupero orchestrato da Consulta è assente la finalità di ricostruire. Lo sforzo progettuale è piuttosto finalizzato a far parlare le rovine, a donare al Teatro d’Acque una scrittura che permetta allo spazio di riappropriarsi della propria identità storica, e di comunicarla per tornare a vivere. L’elemento di rottura portato dalle rovine trova proprio nella mancanza la propria forza. Ferite che si trasformano in feritoie e che, con l’intervento della tecnologia – tramite ricostruzioni e rievocazione degli spazi – comunicano. 

Il secondo esempio presentato da Consulta ci mostra invece come la tecnologia possa cambiare l’esperienza di visita in un museo. Si tratta di un sistema innovativo, una “app” progettata da Consulta per la Fondazione Torino Musei, che il prossimo anno vedrà la sua prima applicazione in Palazzo Madama. La tecnologia proposta da Consulta fornirà al visitatore gli strumenti per instaurare una comunicazione interattiva, che guidi il suo percorso di visita attraverso il Museo, facendolo diventare sempre più interlocutore dialogante. 

Due esempi che sono solo una parte della progettualità di Consulta nel 2019 che, insieme al sostegno ordinario e straordinario delle imprese Socie, può contare sulla fiducia di realtà terze. Oltre agli interventi straordinari per la Reggia di Venaria, l’Associazione ha infatti beneficiato della fiducia della Fondazione La Stampa-Specchio dei Tempi, che le ha affidato la gestione del restauro dell’Altare della Cappella della Sindone. Tale credito è forza e fierezza dell’Associazione, fondamento per la realizzazione di ambiziose strategie nel tempo. Per questo un sentito ringraziamento va a quanti rendono possibile un cammino così importante.

Venaria, ecco la Reggia che verrà

Guido Curto, nuovo Direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, illustra le sue priorità: creare un sistema di collegamenti tra le dimore sabaude, riordinare spazi e percorsi di visita, aprire alla formazione e al territorio. La Reggia di Venaria entra in una nuova fase.   

Lo stile di Guido Curto è inconfondibile: energico, appassionato, gentile. Le stesse qualità che guidano il suo nuovo lavoro alla Reggia di Venaria, dove è approdato come Direttore lo scorso settembre. Un’eredità bella e difficile, visti i risultati da record macinati in questi 12 anni. Ma il lavoro culturale è anche questo: consolidare e rinnovare, comunicando alle persone il senso profondo di un bene che appartiene alla storia di tutti noi. “Ma per far ciò – dice Curto – è necessario che il territorio entri dentro e partecipi”. Un’affermazione che è quasi una dichiarazione programmatica.

Professor Curto, che cosa significa prendere il timone della Reggia a dodici anni dall’apertura? Su quali linee si muoverà la sua direzione per valorizzare l’identità di questo luogo? 

La Reggia di Venaria è nata grazie allo straordinario impegno di Alberto Vanelli, ed è stata portata avanti da un altro grande direttore, Mario Turetta: oggi, quella che dirigo è già una macchina eccellente. Quando si lavora su una macchina come questa occorre solo implementarla, apportando piccole modifiche per non perdere il primato che è stato raggiunto: il milione di ingressi all’anno che ci posiziona al primo posto, tra i musei italiani, per numero di biglietti staccati. Dirigere la Reggia però vuol anche dire guidare il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, e attualmente credo che sia questa la sfida più impegnativa. 

E nel contesto delle Residenze Reali Sabaude quale sarà il ruolo di Venaria? 

La Reggia manterrà la sua funzione di “hub” delle residenze reali sabaude. Non ho usato la parola “fulcro” deliberatamente, perché ritengo che al centro ci siano i Musei Reali e Palazzo Madama che sono anche il cuore urbanistico e storico di Torino. Intorno alla città si snoda la “corona di delitie”, in cui spicca il modello gestionale della Reggia di Venaria. È questa la sua forza, che però può anche diventare criticità, perché è un modello che si deve riverberare sulle altre residenze. 

Nel suo ruolo di coordinatore possiede strumenti per operare? 

Sì, lo statuto del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude mi consente di convocare e dirigere il Comitato e di invitare al tavolo di coordinamento i Direttori dei Musei Reali, di Palazzo Madama e delle varie residenze del Polo Museale del Piemonte, di cui fanno parte grandi strutture come Stupinigi, Agliè e Racconigi, tutte dotate di parchi o giardini straordinari. E questo è un aspetto decisivo, perché il modello vincente è proprio quello della residenza con parco o giardini annessi. In ogni caso, quello di Venaria è un “hub” che può diventare molto significativo per tutto il Piemonte, perché non comprende solo la provincia di Torino, ma coinvolge anche il territorio di Cuneo con i Castelli di Racconigi, Govone e Valcasotto. 

Che cosa vuol dire essere un “hub” culturale? 

Vuol dire mantenere un dialogo, per essere un domani il polo di un sistema di comunicazione. Significa cioè creare un sistema di valorizzazione, che per il momento è ancora poco sviluppato. Esiste un sito che funziona bene, ma dovremo lavorare maggiormente in due direzioni: sulla creazione di eventi comuni, e sulle identità, e le esigenze, delle diverse  proprietà... Prendiamo ad esempio il Castello di Rivoli: è una struttura autonoma, ma anche un punto importante del circuito delle residenze. Un luogo, quindi, con cui continueremo a dialogare per fare sistema. 

Ma in termini pratici che cosa occorre? 

Creare materiale divulgativo per i turisti; una segnaletica che identifichi meglio le residenze, inserendole in un percorso; una mappa che, posizionata in ognuna di esse, illustri l’intero circuito... Non pretendo, per ora, di avere un servizio di pullman gestito da noi; però sarebbe importante indicare ai tour operator un itinerario ideale. Un tracciato che secondo me dovrebbe partire dai Musei Reali di Torino, toccare Palazzo Madama, e da lì dirigersi a Venaria. Dalla Reggia ci si potrà poi muovere verso sud, arrivando in pochi minuti a Rivoli, Stupinigi e Moncalieri, ulteriore punto di partenza per un viaggio verso le dimore del territorio cuneese; oppure a nord, puntando verso il Canavese e il Castello di Agliè. 

La sensazione è che si delinei un itinerario coerente. 

Certo. Ma condizione indispensabile è che ogni castello o museo sia in grado di offrire alcuni servizi basilari: che sia dotato di parcheggi per almeno 20 auto e 5 autobus, e che resti aperto, nelle sale principali, il sabato e la domenica. Quando ogni castello – e con esso, nelle stagioni primaverili ed estive, parchi e giardini – garantirà questi requisiti, potremo impostare un’azione coordinata e promuovere il circuito con i tour operator. Un notevole lavoro di comunicazione e valorizzazione, da fare in sintonia. 

Torniamo alla Reggia: possiamo dire che con la sua direzione si aprirà una nuova fase? 

Per il momento ho fatto solo minime variazioni. Ho cambiato l’orario di visita che ora, per tutto l’anno, è dalle 9,30 alle 17,30: anche questo porta chiarezza. Poi ho dato più attenzione alle famiglie: i ragazzi fino a 15 anni pagano soltanto 1 euro nella formula “Tutto in una Reggia”. Infine ho aumentato a 21 anni l’età dell’ingresso ridotto. Un lavoro di cesello, perché era tutto già molto ben organizzato. Le novità più consistenti riguarderanno invece il percorso espositivo, che presto sarà sdoppiato: accanto al tradizionale giro lungo ne proporremo uno breve, per chi ha solo un’ora di tempo: si entrerà in Reggia direttamente dalla Corte d’onore, e si potranno vedere tutte le sale auliche. 

Insomma, una dimora che trasmetta ancora meglio la quotidianità del passato... 

Sì, saranno percorsi più celebrativi della dinastia sabauda: vorrei che questo diventasse un po’ il museo della storia di Casa Savoia, intesa come famiglia reale italiana. Iniziando dalla Galleria degli Antenati, che racconta la storia dei Savoia ab origine, e passando attraverso la grande storia e i suoi protagonisti: da Vittorio Amedeo II, re di Sicilia e poi re di Sardegna, fino ad arrivare al primo re d’Italia Vittorio Emanuele II, di cui conservano memoria le sale perfettamente arredate del Castello della Mandria, dove si concluderà l’itinerario. Questo sarà un altro dei nostri asset

Il tema della formazione ricorre in tutto il suo percorso professionale, dall’Accademia Albertina a Palazzo Madama. Come lo svilupperà qui alla Reggia? 

La formazione si intreccerà a un’altra novità, che riguarda Scuderie e Citroniera. Questi spazi della Reggia ospiteranno, da qui a 2 anni, scuole e laboratori di formazione. E questa, in effetti, è un’idea che proviene dalle mie precedenti esperienze. Ci saranno le aule di una scuola di alta oreficeria, che funzionerà in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro. Ma vorrei sviluppare dei progetti anche con altri enti che fanno formazione sul territorio: mi piacerebbe, ad esempio, lanciare un master di videogiochi applicati ai beni culturali. Intanto sono convinto che i videogiochi possano diventare anche uno strumento di conoscenza, ma nel contempo formerebbe professionisti richiesti dal mondo del lavoro. L’idea si potrebbe realizzare attraverso l’accordo con un ente – un istituto di design o il Politecnico – e porterebbe qui un centinaio di studenti, che con l’iscrizione consentirebbero all’iniziativa di sostenersi da sola. La Citroniera sarà invece destinata a spazio per convegni ed eventi: tutto ciò che oggi, in ambito musicale e spettacolare, avviene nella Galleria Grande sarà spostato là, e avrà un accesso dedicato. 

Venaria è sede di grandi mostre. Sappiamo che la prossima, nella primavera del 2020, sarà dedicata al Barocco. Che tipo di evento sarà? 

Si intitolerà “Sfida al Barocco”, e presenterà al pubblico pezzi straordinari provenienti dai più prestigiosi musei del mondo. Ideata secondo un’impostazione tradizionale, credo che sia destinata a segnare il percorso della storia dell’arte, poiché imprimerà una fortissima svolta a livello scientifico. È lo stesso titolo a suggerire la tesi di fondo dei due curatori, Michela Di Macco e Giuseppe Dardanello della Fondazione 1563: dimostrare come dopo la metà del Seicento il Barocco diventi qualcosa d’altro, un concetto già proiettato verso il Settecento. Una revisione che non utilizzerà più le categorie di Barocco e Rococò, e che anzi intende metterle in crisi. 

E arriviamo ai giardini, che sono un fiore all’occhiello della Reggia. 

Sì, e non è un caso che quest’anno abbiano vinto il premio per “Il Parco più bello d’Italia”. Un merito che va agli architetti paesaggisti che li dirigono e ai 20 giardinieri che li accudiscono ogni giorno, con una passione non comune. 

Giardini che presto potranno presentare al pubblico la Fontana dell’Ercole, il grande progetto a cui sta lavorando la Consulta di Torino. 

Il progetto ideato per Consulta dall’architetto Gianfranco Gritella trasformerà la Fontana d’Ercole nell’autentico perno dell’area verde. Sarà una macchina spettacolare, nella quale non solo l’Ercole, ma altre sculture parteciperanno a una grandiosa scenografia di giochi d’acqua e di teatralità all’interno del giardino. Una struttura che vivrà anche grazie a elementi di video-animazione, di musica e di profumi legati alle essenze botaniche del parco: sarà un’esperienza interamente sensoriale. Sono convinto che regaleremo ai visitatori un’opera innovativa e importante.

Naturalmente, la grande estensione di verde della Reggia di Venaria permette di godere del paesaggio ma anche di fare altre attività... 

Tra i progetti a cui sono particolarmente interessato c’è quello di introdurre più sport, magari con l’aiuto di organizzazioni esterne. Vorrei che la natura di cui disponiamo fosse anche uno spazio da vivere per la salute fisica: una “Reggia del benessere” dove – in aree dedicate e attrezzate con eleganza, in armonia con il luogo – si possa fare ginnastica, fit-walking, yoga oppure semplicemente sdraiarsi sul prato. Abbiamo la fortuna di avere un pubblico sempre molto attento: alla nostra “Corsa da Re” partecipano oltre 5.000 persone e il giorno dopo la Reggia è perfetta. Perché la gente che fa sport è rispettosa del proprio corpo e dell’ambiente più di quanto non si creda. 

Cartoni Gaudenziani, meraviglia in piena luce

Intervento della Consulta sulla sala che ospita la celebre collezione dell’Accademia Albertina: una nuova illuminazione e tecnologie digitali per valorizzare un tesoro unico al mondo.

È una delle meraviglie sconosciute (o quasi) di Torino: parliamo del grande salone della Pinacoteca dell’Accademia Albertina, dove sono esposti e custoditi i delicati “cartoni gaudenziani”, autentico tesoro dell’istituzione torinese. Si tratta, per la precisione, di 59 grandi cartoni preparatori – e perciò con soggetti disegnati a carboncino, matita, gessetto – che si riferiscono a dipinti realizzati da Gaudenzio Ferrari e dalla sua Scuola nel corso del Cinquecento. L’Accademia li possiede dal 1832, quando li ricevette in dono dal re Carlo Alberto. 

“La possiamo definire una collezione straordinaria – dice la Presidente dell’Accademia Albertina Paola Gribaudo – perché in genere i cartoni preparatori venivano distrutti: averli mantenuti rappresenta il loro grande valore intrinseco. Credo inoltre che nessun altro museo possa vantarne così tanti: i 59 cartoni di Gaudenzio Ferrari e della sua Scuola costituiscono un corpus unico al mondo, motivo di orgoglio per la nostra Pinacoteca che li conserva con grande attenzione. Sono opere d’arte straordinarie che ci consentono di entrare nelle botteghe del XVI secolo, scoprendo come avveniva l’educazione artistica nel Rinascimento”. 

Oggetto di un primo intervento da parte della Consulta di Torino nel lontano 1996 (nell’ambito di un progetto di riallestimento museale che allora coinvolse l’intera Pinacoteca), questo affascinante spazio è stato da poco interessato da una nuova serie di lavori – che Consulta ha attuato in collaborazione con il Socio Reale Mutua – allo scopo di creare una cornice ancora più suggestiva e attraente per queste opere così speciali. Progettato da Officina delle Idee, il riallestimento si è concentrato su due temi: da una parte l’illuminazione, completamente riformulata grazie alle luci a led; dall’altra la comunicazione interattiva, che attraverso un monitor touch screen, posizionato davanti alle pareti scorrevoli che ospitano la collezione, offre al visitatore un ricco insieme di informazioni multimediali, e dà la possibilità di mettere a confronto il cartone preparatorio e l’opera finita, che può essere in qualsiasi museo del mondo. “Nel progetto di Consulta – puntualizza la Presidente dell’Associazione Adriana Acutis – la tecnologia dona luce per valorizzare i Cartoni, anche cogliendo dimensioni altrimenti nascoste. Si tratta di un dono alla città, frutto della collaborazione tra pubblico e privato”. 

Inaugurata ufficialmente il 5 dicembre, la maggiore novità dell’intervento consiste nell’approccio con il visitatore, che viene sollecitato a partecipare attivamente. Come spiegano con chiarezza i progettisti “l’allestimento sfrutta, nel pieno rispetto di rigorosi criteri conservativi, le migliori tecnologie disponibili per offrire non solo un approccio emotivo, consentendo l’immersione nel significato e nella storia delle opere esposte, ma anche tecnico, grazie alla precisa illuminazione e alla possibilità di ingrandire ogni dettaglio nell’alta definizione dello schermo. Uno schermo che diventa lente e microscopio, oltre che strumento per la conoscenza dell’intera vicenda dei Cartoni Gaudenziani”.  

“La Sala – conclude la Presidente – è l’autentico scrigno dell’Accademia Albertina e ora con le nuove soluzioni si presenta ai visitatori in modo spettacolare”. Il passaggio successivo sarà realizzare, in collaborazione con un grande editore d’arte, un nuovo volume sulla raccolta dei cartoni: una pubblicazione che permetterà di proporre ai più importanti musei internazionali, da Parigi a New York, di fare degli scambi, attuando una politica di prestiti reciproci. Com’è giusto per un’istituzione come l’Accademia Albertina.

Generare valore sociale

Un’analisi di Deloitte & Touche misura l’impatto sociale prodotto dal recupero del Boschetto e dall’installazione “Pietre Preziose” nei Giardini Reali di Torino, curati da Consulta e Reale Mutua nel 2017.

Qual è il Valore Sociale che viene creato quando si interviene su arte e cultura? Che cosa cambia sul territorio interessato? E quanto incide concretamente? Uno studio condotto dal Socio Consulta Deloitte & Touche ha misurato il valore del recupero del Boschetto e l’installazione “Pietre Preziose” avvenuti nel 2017 nei Giardini Reali di Torino.

Il quadro che emerge indica che la riqualificazione di quest’area verde, situata nel cuore della città, ha generato un positivo impatto sociale ed economico su molteplici aspetti. Dati alla mano, arte e cultura si rivelano potenziali asset per lo sviluppo sostenibile, e confermano di essere alla base dell’identità, dell’attrattività e della vita di un territorio.

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