News

Il giardiniere appassionato

Semplice, sostenibile, con una forte identità e un fascino tutto da scoprire. Paolo Pejrone, maestro del paesaggismo italiano, spiega su quali linee ha ridisegnato lo storico Boschetto dei Giardini Reali di Torino. E come il giardino, metafora di un mondo più armonioso, ci possa indicare la strada per un futuro migliore.

Ama definirsi semplicemente giardiniere, l’architetto Paolo Pejrone. Una qualifica che nel suo caso non potrebbe essere più calzante, poiché riconsegna alla parola una nobiltà di stampo classico, molto opportuna per chi svolge un lavoro con e per la natura. La sobrietà del termine non tragga però in inganno sulle complessità del compito che attendono il vero giardiniere: Pejrone è infatti una vera archistar del paesaggio, oggi uno dei più grandi architetti del verde a livello internazionale. Il fatto che il progetto di risistemazione del Boschetto dei Giardini Reali porti la sua firma resterà a testimoniare un significativo segno d’ autore, che si inserisce coerentemente in una storia secolare – quella dei Giardini Reali di Torino – costellata da presenze eccellenti, come quelle di Le Nôtre, il celebre artefice dei giardini di Versailles, e poi dei Roda, famiglia di paesaggisti piemontesi attivi nell’Ottocento presso la corte sabauda. Per conoscere da vicino il progetto gli abbiamo chiesto di guidarci tra i sentieri del nuovo spazio verde.

Architetto Pejrone, lavorare su un giardino storico pone vincoli e interrogativi particolari: l’identità del luogo costringe il paesaggista a una cautela che altrove non è richiesta. Nel caso del Boschetto, come ha affrontato il tema?

La facile manutenzione, la robustezza e la storia sono state le linee guida della progettazione e in seguito dell'esecuzione del lavoro. Di giardini deboli è piena la memoria... Certamente un giardino storico pone vincoli di vario genere, in questo caso la conoscenza e l'esperienza sono stati di grande aiuto per permettere un “ammodernamento” rispettoso del luogo e del suo passato.

Il Boschetto dei Giardini Reali resta a testimoniare un gusto “romantico” tipicamente ottocentesco. Di quella sensibilità antica lei ha voluto mantenere qualcosa?

Il mondo romantico ha dimostrato con la creazione dei suoi boschi un grande interesse per l'ombra: i giardini ombrosi, freschi e accoglienti durante l'estate sono forse una delle sue più specifiche caratteristiche. Il verde delle convallarie, le foglie lucide del lauro alessandrino, quelle leggere delle felci e quelle attraenti e chiare dell’epimedium sono le più felici abitatrici di quel mondo affascinante, fatto di arie attenuate e misteriose.

Quale sensazione le piacerebbe trasmettere ai visitatori?

Il giardino è stato disegnato all'insegna della semplicità e della sobrietà proprio per dare spazio alla vaga e asimmetrica figura delle piante, a quelle che erano e sono le vere protagoniste del luogo. Ai visitatori il giardino vorrebbe trasmettere una sensazione di felicità e di benessere: non è un display botanico né una bizzarria architettonica, ma un luogo armonico, equilibrato e piacevole.

Quali saranno i periodi migliori, durante l’anno, per visitare il Boschetto e ammirare nel loro splendore le piante introdotte come, ad esempio, la fioritura di arbusti ed erbacee?

Certamente in primavera e per tutta l'estate le rose, per scelta ed ubicazione, avranno uno speciale appeal. Il colore giallo pallido, le foglie verde chiaro, la compattezza dell'arbusto e la robustezza della pianta stessa faranno da sfondo alle “Pietre Preziose” di Paolini con rigore e leggerezza. Durante l'inverno le pervinche, a migliaia, ci ricorderanno la sobria bellezza dei boschi naturali. Quello che ci si augura è che le piante siano così felici del luogo da crescere e vivere le une accanto alle altre in modo armonico e senza problemi di manutenzione. Altre cure che non siano i casuali diserbi, qualche alleggerimento del secco e naturalmente la potatura delle rose non saranno necessarie. Queste però dovranno essere eseguite nei giusti tempi e con le previste frequenze: basta poco a disperdere il lavoro fatto...

Il suo progetto ha tenuto conto sin dall’inizio dell’opera di Giulio Paolini?

L'esistenza della scultura di Paolini è stata una delle condizioni primarie del progetto: da sempre ci siamo confrontati negli spazi e nelle scelte di progettazione.

Come dialoga quest’area con le altri sezioni dei Giardini Reali, e cioè il Giardino Ducale, il Giardino delle Arti e i Giardini Bassi sotto i bastioni?

Il giardino che abbiamo risistemato ha ancora un aspetto nuovo e provvisorio, deve crescere. Nello stesso tempo incomincerà a dialogare con i Giardini vicini: pure loro hanno bisogno di maturità e di restauri e spero che ciò avverrà tenendo sempre conto del rapporto con l'insieme. I presupposti per un buon rapporto tra entità, superfici e volumi sembrano esserci, è solo questione di tempo e lavoro.

Come pensa che appariranno i Giardini Reali, quando sarà conclusa la generale opera di riqualificazione, di cui il Boschetto rappresenta un momento iniziale?

Durante l'estate il Boschetto sarà il luogo più frequentato dei Giardini: molte panche lo renderanno “arredato” e comodo. Essendo parte di un giardino ormai urbano sarà servito di luci che lo possano rendere fruibile magari anche verso sera. Nelle altre stagioni sarà comunque un'alternativa attraente e più intima rispetto ai grandi e bellissimi parterre che lo circondano. L’insieme, nelle sue larghe cadenze, riuscirà certamente a mantenere quell'impressione di grandiosità che si addice ad un Giardino Reale.

Il tema del Paesaggio e della sua tutela è sempre più cruciale nel dibattito sullo sviluppo del territorio e oggi si impone al pari di quello su architettura e città sostenibili. In questo senso, come sta il nostro Paese?

Vedere come è stata assassinata la nostra campagna, disseminata di costruzioni velocemente obsolete e spesso inutili, vittima di uno sviluppo convulso e miope non ci fa ben sperare. I giardini a quel punto non sono altro che semplici testimoni di un mondo meno aggressivo e più armonioso.

Qual è oggi il ruolo dell’architetto paesaggista? Quale nuovo contributo può dare questo professionista, al di là di parchi e giardini?

La professione del paesaggista, anche se sembra moderna ed attuale, ha una sua felice ed antica storia nell'ambito delle varie realtà italiane e non solo. Da architetto per ricchi e potenti è diventato architetto per tutti e in modo speciale per la comunità: le città hanno un bisogno immenso del loro aiuto, le campagne della loro esperienza.

Crede che esistano i presupposti per istituire una scuola – magari in Piemonte – sul modello della celebre École nationale supérieure de Paysage di Versailles, che formi professionalmente paesaggisti e giardinieri, stimolando la crescita di una nuova sensibilità?

In verità sono già due gli anni della Scuola per Giardinieri di Venaria, istituita per approfondire e diffondere l'arte del giardiniere, soprattutto di quello specializzato nel restauro e nella manutenzione dei giardini storici. Una scuola che per fortuna sta avendo un lusinghiero successo, a dimostrazione della crescente sensibilità verso questo tema, nonché della sua urgenza.

La Consulta si era già occupata di paesaggio e di giardini nel corso della sua storia: nel 2004 con il restauro del Belvedere e del Teatro d’acque nei giardini di Villa della Regina a Torino; nel 2007 con il reimpianto delle alberate attorno a Stupinigi; e adesso con il progetto che riproporrà, entro il 2018, la Fontana d’Ercole a Venaria... Tuttavia è un caso raro che il mecenatismo privato intervenga in questo ambito. Secondo lei, perché?

Certamente non è un caso comune, anche se per i “mecenati” la grande visibilità che deriva dall'intervento su monumenti, statue, arredi e spazi verdi dovrebbe essere molto appetibile in un mondo in cui la facciata è spesso più curata che la sostanza... La Consulta svolge un meraviglioso compito di “supplente” dello Stato: l'Italia ha troppi monumenti e troppe bellezze da difendere e da curare. Il privato, proprio perché tale, ha una visione progettuale ben differente. Il problema più grande per i giardini e dintorni è la conservazione, non tanto la progettazione. Ne deduce che i giardini abbiano necessità ben definite e appuntamenti lontani. La semplicità, la sobrietà e la robustezza delle proposte diventano importantissime. Abbiamo troppi esempi di giardini ben fatti e in seguito mal tenuti.

Fontana d’Ercole, avviato il cantiere

Nei giardini della Reggia di Venaria sono partiti i lavori che riproporranno, in chiave attuale, la fantastica “macchina scenografica” ideata da Amedeo di Castellamonte.

Si è aperto ad ottobre il cantiere della Fontana d’Ercole, nei giardini della Reggia di Venaria: un magnifico dono di compleanno per la residenza, che in questo 2017 festeggia il suo decennale. Il progetto stilato dall’architetto Gianfranco Gritella è vasto, complesso, ambizioso, e in questa tipologia architettonica destinato probabilmente a fare scuola. I due milioni di euro stanziati per l’opera – grazie all’impegno congiunto della Compagnia di San Paolo, di Intesa Sanpaolo e della Consulta di Torino – indicano che si tratta di un intervento fuori dal comune, che guarda contemporaneamente al passato e al futuro. In ogni caso, se si osservano i punti qualificanti della nuova “macchina scenografica” che rievocherà il sontuoso apparato manierista concepito da Amedeo di Castellamonte tra il 1669 e il 1672, si comprende che quando sarà conclusa, nel 2019, la Fontana d’Ercole diventerà una delle grandi meraviglie della Reggia.

Presentato ufficialmente l’11 ottobre, il progetto è un atto di coraggio, su cui hanno scelto di scommettere le istituzioni e i mecenati privati. “Della Fontana d’Ercole – ha esordito la Presidente di Consulta Adriana Acutis – rimanevano pochi resti architettonici, che potevamo lasciare a un rapido degrado oppure destinare a nuova vita. Noi abbiamo pensato che, grazie a una buona idea, essa sarebbe potuta diventare un trampolino per il presente e per il futuro, trasformando un limite in finestra di apertura. Quello che presentiamo è un progetto che unisce creazione e conservazione, e sa aprirsi all’innovazione per fare della debolezza un’opportunità”. Parole alle quali fanno eco le dichiarazioni della Compagnia di San Paolo, che è tra i principali sostenitori della reggia, a cui ha destinato oltre 20 milioni in questi dieci anni di vita: “La Reggia ci ha abituati a sfide grandiose e la Fontana d’Ercole non fa eccezione, poiché costituisce un unicum. È un progetto che nasce in collaborazione con la Consulta e crediamo che proprio grazie a questa sinergia potremo ottimizzare costi e benefici. La realizzazione darà risultati importanti, sia per la forte diffusione pubblicistica che garantirà, sia per le operazioni di marketing che si potranno sviluppare”. Un quadro in cui si colloca anche la presenza di Intesa Sanpaolo, per la quale “Venaria, oggi al 5° posto tra i musei italiani più visitati, è da sempre in Europa un esempio di best practices” e che intende l’investimento culturale come “la restituzione di patrimonio alla collettività, con opere che rappresentano l’identità del territorio”. A chiudere gli interventi la Soprintendente Luisa Papotti, che ha ripercorso il lungo cammino fatto dalla Reggia nelle sue tappe principali: il 1957, quando gli architetti della soprintendenza entrarono per la prima volta nella residenza; il 1997, che segnò l’inizio dello straordinario piano di recupero, che in Italia non aveva paragoni, se non nei recuperi post-bellici. E infine il presente, con un modello di consorzio, quello de La Venaria Reale, inventato in Italia, e il cantiere della Fontana – prima lungamente affrontato e mai risolto – che va oltre il semplice progetto di restauro”.

Guarda il filmato che presenta il progetto.

Pietre preziose nei Giardini Reali


NUOVO ALLESTIMENTO DEL BOSCHETTO NEI GIARDINI REALI E INSTALLAZIONE PIETRE PREZIOSE DI GIULIO PAOLINI


Oggi si presenta il recupero del Boschetto dei Giardini Reali dove trova collocazione permanente la nuova opera Pietre Preziose dell’artista Giulio Paolini, doni della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino con il Socio Reale Mutua, in occasione del trentennale di attività dell’associazione.


L’intervento di riqualificazione dei Giardini Reali è realizzato dai Musei Reali Torino con i fondi del Piano strategico Grandi Progetti Beni Culturali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Torino.


“La riapertura al pubblico dell’area del Boschetto stabilisce una nuova tappa del recupero dei Giardini Reali, - sottolinea Enrica Pagella Direttrice dei Musei Reali – un’area verde che è nel cuore di tutti i torinesi e che vogliamo diventi uno spazio fruibile ai sempre più numerosi visitatori dei Musei Reali. Proprio per questo sono già in corso le procedure per il restauro dei Bastioni, la rimessa in servizio della Fontana dei Tritoni posta nel Giardino delle Arti, a sua volta in fase di restauro, e la collocazione di nuovi vasi, che integreranno all’interno anche i sistemi di videosorveglianza”. Conclude “Quello intrapreso dai Musei Reali, è un percorso impegnativo, possibile grazie all’impegno costante del Mibact e al supporto di sostenitori come la Consulta di Torino che con questo intervento conferma ancora una volta il suo sostegno”.


La trasformazione del Boschetto, grazie al rispettoso ma determinante intervento dell’architetto Paolo Pejrone, ritrova la centralità che gli spetta. Ai piedi dei grandi alberi è allestito un nuovo sottobosco: una coltre di piante da ombra, arbusti ed erbacee crea un gioco di ombre e lucentezze dei sempreverdi, mentre ampi viali ortogonali definiscono gli spazi in grandi aiuole dalle forme regolari. Spiega Paolo Pejrone: “La sfida è stata quella di ridefinire il posto, connotandolo in modo anche forte e marcato, ma senza che quasi si vedesse, attraverso un progetto deciso ma volutamente semplice e leggero, che rende il giardino facilmente godibile e percorribile”.


All’interno del Boschetto trova collocazione permanente l’installazione Pietre Preziose dell’artista Giulio Paolini: marmi originali, danneggiati dal fuoco, della Cappella della Santa Sindone, capolavoro seicentesco di Guarino Guarini che conservava il Sacro Lino, prendono nuova vita e diventano opera d’arte, con profonda valenza simbolica e dal forte impatto emotivo.

Nelle parole di Giulio Paolini: “Qualcuno (l’autore) si trova qui, secoli dopo, a constatare un’architettura in rovina, frammenti caduti e distolti dalla loro collocazione originaria.
Noi (spettatori) assistiamo così alla ‘natura morta’ costituita dai resti marmorei della cupola gravemente danneggiata nell’incendio del 1997. E’ da allora che il cielo ci guarda dall’alto, attraverso il vuoto di quella voragine ora restaurata”.


La partecipazione al recupero del Boschetto e la realizzazione dell’installazione artistica sono doni della Consulta di Torino con il Socio Reale Mutua, in occasione del trentennale di attività dell’associazione.


“Reale Mutua dal 1997 è socio della Consulta di Torino della quale riconosciamo il grande valore e ne condividiamo gli obiettivi comuni di sviluppo e crescita culturale” - ha commentato Massimo Luviè, Condirettore Generale di Reale Mutua - “Siamo orgogliosi di aver sostenuto concretamente fin da subito la realizzazione di questo ambizioso progetto perché crediamo fortemente che operare in sinergia, quale assunzione di responsabilità sociale verso il territorio, sia importante per contribuire a valorizzare e a migliorare la fruibilità del patrimonio storico-artistico torinese”.
“Consulta con il dono del Boschetto e di Pietre Preziose desidera dare un segno alla Città per festeggiare il suo trentennio. La realizzazione è esempio di collaborazione a più livelli. Due grandi artisti hanno lavorato di concerto, Paolo Pejrone per il Boschetto e Giulio Paolini per Pietre Preziose. Il dono di Consulta è inserito nel progetto di recupero del complesso dei Giardini promosso dai Musei Reali di Torino con i fondi del Mibact sotto la supervisione della Soprintendenza per la Città di Torino e l’associazione ha agito con il supporto straordinario del socio Reale Mutua. Consulta stessa è l’insieme di 32 primarie Aziende ed Enti presenti sul territorio: non potrebbe esserci realizzazione che meglio identifica lo spirito dell’associazione che da 30 anni fonda la propria capacità progettuale e potenza realizzativa sulla collaborazione”, dichiara Adriana Acutis, Presidente della Consulta di Torino.

Nuova immagine dei Musei Reali

I Musei Reali di Torino con le sue realtà - Palazzo Reale con i giardini, Armeria e Biblioteca Reale, Museo Archeologico, Galleria Sabauda e Cappella della Sindone - hanno presentato la loro nuova immagine alla città. Un’occasione per ritrovare e per conoscere un complesso culturale unico e un’offerta turistica di livello internazionale, visitabile con un biglietto unico.

RIVIVI L'EMOZIONE DELLA SERATA DEL 7 APRILE

GODITI LA VISIONE DELL'INTERO EVENTO DEL 7 APRILE

SOCI