News

Collaborare è la vera innovazione

Al giro di boa di metà anno, la presidente della Consulta di Torino Adriana Acutis fa il punto sulle opere in corso e sottolinea i temi alla base della visione strategica dell’associazione.

Presidente Acutis, quali sono oggi i focus al centro dell’azione della Consulta?

All’inizio l’associazione è stata impegnata in grandi opere di restauro, instaurando la preziosa collaborazione fra pubblico e privato che la contraddistingue. Oggi, forte dell’esperienza e della credibilità che si è costruita negli anni, Consulta ha assunto un focus strategico di progettualità innovativa. Oltre all’obiettivo di recupero dell’eredità culturale, i principali progetti di Consulta hanno tutti un fondamento tecnologico tale da contribuire allo sviluppo dell’identità innovativa di Torino.

Dal suo punto di vista il “Sistema-Torino” che momento sta attraversando? Quali sono, a suo giudizio, le necessità primarie della città in questa fase?

Il “Sistema-Torino” si fonda sulla collaborazione e deve costantemente reinventarsi. Rimanendo saldi nella capacità di essere sistema, le fasi difficili possono essere fucina di rinnovamento. Penso che le necessità primarie della città in questa fase siano far leva sulla capacità di lavorare insieme, che contraddistingue tutt’ora Torino, aprendosi verso l’esterno, promuovendo collaborazione con la vicinissima Milano, con altre città e altri paesi.

La rinascita della Cappella della Sindone e il restauro, recupero e valorizzazione della Fontana d’Ercole presso la Reggia di Venaria sono i 2 grandi progetti sui quali si concentra quest’anno l’impegno di Consulta. Entrambi rappresentano bene la visione sottesa al vostro lavoro: ce ne può parlare brevemente, illustrandoli nelle linee essenziali?

Nel 2018 l’impegno principale di Consulta è il restauro, recupero e valorizzazione della Fontana dell’Ercole. Si tratta di un progetto altamente innovativo, reso possibile da un concerto di collaborazione realizzato da Consulta sul territorio che coinvolge finanziariamente Compagnia di San Paolo e Intesa SanPaolo, con il contributo della Reggia di Venaria. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione della soprintendenza e si inserisce in un contesto di valorizzazione dell’arte e della cultura nei giardini, con obiettivi strategici simili a quelli che hanno guidato l’intervento realizzato da Consulta nei Giardini Reali nel 2017, con l’apporto professionale di Paolo Pejrone e di Giulio Paolini. Il verde è un fondamentale valore che contraddistingue Torino, importante oggi e destinato a diventare sempre più rilevante nel tempo.

I lavori di Consulta per la Cappella della Sindone mirano a collegare il capolavoro del Guarini, dove si è concluso il restauro del cupolino, con il territorio. In particolare con la Valle di Susa, ricca di immagini sindoniche, sovente visibili dalla pubblica via, a volte custodite nelle chiese. Consulta promuove un progetto di comunicazione coordinato, eseguito in collaborazione con il Centro Culturale Diocesano, al fine di diffondere e rendere più visibile tale patrimonio artistico e culturale a favore del turismo culturale e religioso, rilanciando nel contempo una nuova imprenditoria giovanile.

Lei afferma, per rimarcare le sintonie tra mondo del lavoro e mondo dell’arte, che “imprenditori e artisti sentono e vibrano allo stesso modo, poiché entrambi sanno trasformare le debolezze in opportunità”. Non crede che questo fatto per diventare un paradigma diffuso richieda prima di tutto un cambio di mentalità, e cioè una coraggiosa apertura alle sfide e alle novità?

L’apertura alle sfide e alle novità è fondamento di qualsiasi imprenditore e di qualsiasi artista, entrambi pionieri in un mondo che si evolve. Questo è più che mai vero oggi, con una rapidità di cambiamento mondiale in costante accelerazione a seguito del progresso tecnologico, dei movimenti migratori e della globalizzazione. Per Consulta, un’associazione che mette la capacità imprenditoriale e manageriale a servizio dell’arte, tale apertura all’innovazione è al cuore della propria progettualità.

L’attività della Consulta di Torino indica che è possibile ripensare il tema della Responsabilità Sociale d’Impresa utilizzando in modo innovativo Arte e Cultura. Ci spiega come?

Arte e cultura sono un valore comune che ha ricadute infinite sul territorio e quindi sulle aziende stesse. Ricadute di cui gli aspetti economici, visibilmente rilevanti, sono solo la punta dell’iceberg. Non mi dilungo sull’importanza del patrimonio artistico e culturale per il territorio, mi soffermo invece sul fatto che sia un bene comune. Se è già innovativo investire a favore della cultura e dell’arte come responsabilità sociale d’impresa, la vera innovazione consiste nel farlo insieme, collaborando fra imprese, riconoscendo l’importanza dell’obiettivo condiviso. È nella collaborazione che si cela la vera innovazione.

Lei ha usato, di recente, una formula che sintetizza in modo efficace i principi su cui Consulta orienta il proprio lavoro: “Pensare in modo differente, lavorare insieme, essere creativi”. Esiste un modus operandi con cui l’associazione cerca di renderla concreta giorno per giorno?

Per le aziende e gli enti di Consulta la collaborazione è vera fin dalla scelta dei progetti, che devono avere una valenza strategica per il territorio e sono sottoposti all’approvazione dell’assemblea. Poi le aziende e gli enti associati partecipano nei vari comitati che seguono lo sviluppo dei progetti selezionati. Non è inusuale che degli associati diano un apporto d’opera particolarmente significativo per singoli progetti. Questo modo di operare è alla base della creatività di Consulta e della sua capacità realizzativa. In un mondo che esalta costantemente la competizione, la capacità dei soci di Consulta di collaborare per obiettivi condivisi è il differenziale che produce il valore aggiunto.

Restaurato il cupolino guariniano

L’intervento della Consulta restituisce alla Cappella della Sindone la “camera di luce” ideata da Guarini per catturare lo sguardo dei fedeli. Diretto dagli architetti Chiara e Maurizio Momo, il restauro ha interessato i dipinti murali e la fedele ricostruzione della raggiera lignea.

A oltre vent’anni dall’incendio che devastò la Cappella della Sindone, appaiono finalmente i primi segni concreti di una decisa inversione di rotta: entro l’autunno il capolavoro barocco di Guarini sarà di nuovo tra i gioielli architettonici della città, uno dei suoi simboli potenti. Merito di uno sforzo corale che ha visto anche la partecipazione della Consulta, intervenuta sulla porzione sommitale della struttura, il Cupolino. L’esito del restauro, affidato allo studio degli architetti Chiara e Maurizio Momo e concluso lo scorso gennaio, ha restituito un ambiente molto luminoso, dove spiccano le fredde tonalità secentesche dei grigi, del bianco e del bruno, ravvivate dalle teatrali decorazioni di 12 coppie di putti e di una serie di finte finestre.

Il lavoro si è presentato sin da subito di non facile approccio. La situazione di partenza appariva fortemente compromessa: l’incendio di vent’anni prima era stato devastante (il fuoco aveva calcinato i muri e ridotto in cenere all’istante la raggiera in legno), e un’ulteriore complicazione veniva dalle scarse fonti di documentazione. C’era la consapevolezza, quindi, che il restauro da affrontare avrebbe imposto lunghe fasi preliminari di indagine e di studio negli archivi.

La Consulta apre il primo cantiere-pilota nell’estate del 2017. Nel frattempo, appaiono anche i primi dati significativi delle ricerche: si scopre una seconda figura-chiave oltre a Guarini. L’architetto affidò infatti i decori del piccolo spazio sommitale a Carlo Giuseppe Cortella, scenografo di corte che per i Savoia si occupava di grandi apparati scenici, allestiti in occasione di feste, ricorrenze e avvenimenti ufficiali. Il contributo di Cortella fu decisivo nel trasformare il Cupolino (che nei documenti storici viene definito “Lanternino”) nel fulcro luminoso della Cappella: insieme scenografo e progettista concepirono quello spazio come una “camera di luce”, capace di catturare lo sguardo anche da grande distanza e da molteplici angolazioni. Eseguiti dal laboratorio di Barbara Rinetti, i lavori di restauro hanno riscoperto, sotto i confusi strati ottocenteschi e novecenteschi, i colori originali, ora perfettamente coerenti con l’architettura sottostante in pietra e marmo bigio di Frabosa.

Ma il tema più complicato dell’intervento è stato senz’altro la riproposizione della raggiera lignea che era appesa alla volta, ricostruita integralmente. Si tratta di un oggetto scenografico di tutto rispetto, una sorta di “macchina scenografica” dalla larghezza massima di 4 metri, composta da tre raggiere sovrapposte e formato in tutto da 240 bacchette di misure diverse, divise in gruppi di 7 o 12. Un manufatto particolarmente difficile da progettare e ricostruire (peraltro mancavano completamente disegni o modelli analoghi) la cui realizzazione si deve alla vasta competenza storica dell’architetto Maurizio Momo. Come nell’originale, completa la raggiera la colomba dello Spirito Santo, ricostruita in legno e successivamente gessata, verniciata e rivestita con foglia d’argento. Tutto esattamente come nel Seicento, ma nel rigoroso rispetto delle attuali normative di sicurezza, che esigono l’utilizzo di materiali ignifughi, e con l’obiettivo di ottenere un oggetto il più leggero possibile.

Sul restauro del Cupolino – e sul lungo e articolato rapporto che dal 2009 lega la Consulta di Torino ai temi sindonici, con l’alternarsi di interventi, mostre e la promozione di itinerari culturali e religiosi – è stata preparata una pubblicazione che verrà presentata in occasione della riapertura ufficiale della Cappella della Sindone. Accanto ai testi di progettisti e tecnici, il volumetto ospita saggi dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, della Soprintendente Luisa Papotti e del Direttore Lavori Marina Feroggio.

Due portali per le mostre del Museo Egizio

Intitolata Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”, la mostra diffusa ideata da Museo Egizio di Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Musei Reali e Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino propone una riflessione importante, e attualissima, sui temi della perdita, della conservazione e della protezione del patrimonio. Inaugurata il 9 marzo scorso, la mostra ha coinvolto anche la Consulta di Torino, che ha contribuito con la realizzazione di due grandi “portali” che incorniciano gli ingressi e convogliano il flusso del pubblico, introducendo alle sale espositive. Costruite in materiale leggero, le strutture potranno essere riutilizzate per altri eventi.

Tra gli eventi collaterali dell’esposizione anche una giornata di studio e confronto, animata da numerose presenze internazionali. In questa occasione, la Presidente Adriana Acutis ha presentato la ricca esperienza della Consulta, inquadrandola nell’ottica di una riflessione più ampia sul valore dei beni culturali e sul senso della loro fruizione. “Questa mostra – ha detto – porta l’attenzione sulle ferite, sul ruolo delle aziende che si trovano ad affrontare tali ferite e a come esse debbano, attraverso queste fragilità, guardare al reale valore dell'arte e della cultura. Due concetti che a pieno diritto possono essere considerati parte della responsabilità sociale delle imprese. Nell’ottobre 2016 il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato all’unanimità una risoluzione che invita tutti gli Stati a rispettare, promuovere e proteggere il diritto di ciascuna persone a partecipare alla vita culturale, compresa la possibilità di accedere e godere del patrimonio culturale... Nel 2016 è stato chiaro per l’intera umanità che la culla della civiltà correva il pericolo di scomparire: ed è proprio quando stai per perdere qualcosa che ti rendi conto di quanto sia importante. L’Arte e la cultura riguardano i diritti umani”.

Multimedialità di nuova generazione per le visite a Palazzo Madama

Multimedialità di nuova generazione per le visite a Palazzo Madama

È un progetto che potrebbe fare scuola. La Consulta di Torino e l’Associazione “Amici della Fondazione Torino Musei” stanno lavorando insieme a un’innovativa tecnologia multimediale che rinnoverà radicalmente i percorsi di visita di Palazzo Madama. In breve, si tratta di un aggiornamento delle tradizionali audioguide, ripensate però alla luce delle straordinarie possibilità offerte dai dispositivi digitali. Grazie a una serie di totem multimediali, che verranno strategicamente disposti lungo le sale, e alla tecnologia “Beacon” le opere e i luoghi del museo comunicheranno direttamente con gli smartphone dei visitatori, che riceveranno in tempo reale notifiche con approfondimenti e curiosità relativi a ciò che hanno di fronte. Una nuova concezione di visita guidata, quindi, che potrà essere personalizzata a seconda di tematiche o interessi specifici. Condotto attraverso un itinerario ragionato, al termine della visita il pubblico avrà ricevuto – in modo chiaro, semplice e diretto – tutte le informazioni necessarie alla comprensione del museo. Il progetto, attualmente in fase di approfondimento, è sostenuto dalle competenze tecniche di Reply, azienda socia di Consulta che è leader italiana nel settore del system integration e delle applicazioni di digital services.

Boiseries settecentesche e arredi di Piffetti

In restauro a Palazzo Reale boiseries settecentesche e arredi di Piffetti

Intervento di manutenzione straordinaria per il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato. Da tempo esclusi dal percorso di visita, i tre magnifici ambienti verranno riaperti al pubblico a lavori ultimati.

Situati al primo piano di Palazzo Reale, nell’Appartamento della Regina, i tre ambienti che formano il Gabinetto del Segreto Maneggio degli Affari di Stato rappresentano una sintesi quasi perfetta della più raffinata arte decorativa del primo Settecento piemontese. Gli autori delle sale, realizzate tra il 1731 e il 1740, sono infatti alcuni dei grandi nomi del tempo, tra i più amati dalla corte e qui convocati dal re Carlo Emanuele III: il progetto si deve a Filippo Juvarra, le boiseries e gli arredi lignei sono opera di Pietro Piffetti, la volta è affrescata da Claudio Francesco Beaumont. Queste sale così preziose sono però state escluse, negli ultimi anni, dal percorso di visita: la delicatezza dei rivestimenti parietali in legno (degradati in diversi punti anche se non in modo grave) e i consistenti depositi di polvere, richiedevano un complessivo intervento di riqualificazione e restauro.

Dell’opera si è dunque fatta carico la Consulta di Torino che, dopo aver commissionato un rilievo degli ambienti all’architetto Gianfranco Vinardi, ha affidato il compito al restauratore torinese Gherardo Franchino. Il lavoro dei restauratori è principalmente una manutenzione straordinaria: l’intera superficie di rivestimenti e arredi viene sottoposta a un’accurata pulitura dai depositi di polvere e poi a un trattamento antitarlo. Solo dove necessario queste operazioni vengono integrate da interventi più specifici: trattamenti di fermatura dei distacchi e di ripristino degli incollaggi, integrazioni delle lacune e degli intagli mancanti, ritocchi pittorici per abbassare il tono di difformità troppo vistose. I restauri in corso offriranno inoltre l’occasione per rivedere l’illuminazione degli ambienti: gli impianti verranno posizionati in modo meno invasivo e sarà migliorata la diffusione della luce. Partito in giugno, il piccolo cantiere si concluderà in settembre, e restituirà finalmente al grande pubblico dei Musei Reali un delizioso microcosmo di meraviglie tardo barocche.

Un capitolo a sé meritano infine gli arredi mobili di Pietro Piffetti, capolavori dell’ebanisteria piemontese che popolano le stanze, rendendole assolutamente uniche. I celebri armadi a doppio corpo, il mobile da toeletta, i tavoli a muro e gli sgabelli (tutti, secondo l’inconfondibile stile dell’ebanista di corte, decorati a figure e impreziositi con intarsi di legni pregiati, d’avorio e di madreperla) saranno anch’essi puliti e, nel caso in cui si riscontrassero parti prossime al distacco, consolidati e rinvigoriti nelle finiture.

SOCI