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Restauro
22/01/16

Ci sono voluti coraggio da sognatori e capacità di visione, ma alla fine la Consulta di Torino ha vinto la sua scommessa. Dal 24 novembre la secentesca statua di “Ercole Colosso” è di nuovo nei giardini della Reggia di Venaria. E questo ritorno, che avviene dopo 240 anni, ha un valore speciale. Intanto perché è l’ultima opera scultorea esistente dell’originale dimora venatoria voluta dal duca Carlo Emanuele II; e poi perché prelude, in prospettiva, al recupero e al riallestimento di tutta la maestosa fontana (detta appunto “Fons Herculeum”) progettata da Amedeo di Castellamonte, un trionfo barocco di scale e ninfei che era situato nei giardini bassi e che, come indicava il nome, aveva il suo perno centrale proprio nell’Ercole.

Realizzata in marmo di Frabosa nel 1670 da Bernardo Falconi, uno scultore molto attivo presso la corte sabauda, la statua è davvero imponente, con la sua altezza di 3 metri e 27 e un peso di 3 tonnellate. Un vero gigante, che però alla Venaria restò appena un secolo, o poco più: nel 1791 era già documentato nel parco della villa torinese del conte Melina di Capriglio, un dignitario del re Vittorio Amedeo III che probabilmente lo ricevette in dono dal sovrano. Lì si fermò per tutto l’Ottocento e anche per buona parte del Novecento; fino a quando, ormai nel 1964, con l’acquisto del complesso da parte della Città di Torino, il Colosso venne ricoverato nei depositi di Palazzo Madama. E lì si trovava ancora all’inizio di quest’anno, prima di approdare presso il Laboratorio Persano & Radelet, a cui Consulta ha affidato il restauro.

A Venaria è stato accolto con entusiasmo. “È una grande emozione – ha detto il direttore della Reggia Mario Turetta – poter ammirare di nuovo l’emblema della fontana d’Ercole, che ora arricchisce notevolmente il percorso di visita secentesco. Otto anni dopo la sua apertura al pubblico Venaria è una residenza fruibile e piena di contenuti. Un risultato per il quale dobbiamo ringraziare anche la Consulta, che qui ha realizzato negli anni una cospicua serie di interventi”.

Interventi puntualmente ricordati dal presidente del sodalizio Maurizio Cibrario: “la nostra collaborazione cominciò nel 2007, in concomitanza con l’inaugurazione. Ma tra le tante cose fatte mi piace ricordare specialmente la grande operazione che ha condotto qui la Peota Reale, che negli anni è stata oggetto di due distinti allestimenti. Una scelta felice, come testimoniano anche le preferenze espresse dal pubblico, che rivelano che la Peota è il tesoro più visitato dell’intera Reggia”.

Resta da dire dell’allestimento, curato dall’architetto Gianfranco Gritella, autore anche del nuovo piedistallo. Collocata per ora presso il parterre dell’Allea di Terrazza, nel Parco alto, la statua si appoggia su un manufatto che riprende le proporzioni del basamento originale e include le repliche dei rilievi settecenteschi raffiguranti le fatiche di Ercole. Lo stacco tra le due parti, antica e moderna, è esplicito, voluto. “E infatti – argomenta Gritella –  il progetto vuole esaltare la leggerezza e l’essenza materica, in contrapposizione all’imponente statua antica, svuotando il volume dalle masse non essenziali per la stabilità dell’opera”.