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Eventi, Restauro
12/12/16

Creati nel XVI secolo, oggi i giardini della residenza rappresentano uno snodo cruciale nel sistema dei Musei Reali. Un nuovo progetto della Consulta punta a restituirli alla città, in linea con le grandi realtà d’Europa.

Il grande fermento suscitato dall’istituzione dei Musei Reali comincia a tradursi in realtà. Il vento nuovo che percorre la cultura torinese lo si può cogliere in molteplici aspetti: mentre apre la sontuosa mostra dedicata a Carlo Emanuele I e alle sue passioni da collezionista, sono tanti i progetti che, pur avanzando silenziosamente, saranno destinati a incidere in modo profondo sull’immagine futura della città.

Uno dei più vasti e ambiziosi è senz’altro quello che riguarda i Giardini Reali: un piano varato dalla Consulta di Torino che trasformerà in modo garbato ma radicale il cuore verde della città sabauda, un’area composita che si estende su circa 24.000 metri quadrati. L’articolazione è complessa, anche per via delle tante sovrapposizioni storiche succedutesi dalla seconda metà del Cinquecento ai nostri giorni. Oggi si possono individuare tre settori distinti: il Giardino del Duca che rappresenta la parte più antica e occupa l’area tra Palazzo Reale e la manica della Galleria Sabauda; il Boschetto con platani e olmi secolari, creato a metà Ottocento e rimasto come testimonianza romantica; e infine uno spazio impostato dal grande André Le Nôtre, il progettista di Versailles, ma secondo una dimensione prospettica del tutto diversa da quella che possiamo vedere ora. A queste tre zone si deve poi aggiungere l’ampia porzione del Giardino basso, situato sotto le mura e prospiciente il Museo Archeologico.

A spiegarci il senso e la portata dell’operazione di recupero è l’architetto Diego Giachello, che ha redatto il progetto esecutivo: “La nostra missione – afferma Giachello – è dotare questo spazio verde di quelle soluzioni tecniche che un giardino deve necessariamente avere e che le prolungate chiusure finora non hanno permesso di realizzare. La prima funzione che manca è l’illuminazione: questo giardino, tanto per cominciare, non è praticabile di sera. La dotazione di un impianto illuminotecnico, non deve però essere vista soltanto in funzione dell’uso dell’ambiente o della sicurezza. Va pensata anche con una finalità scenografica, magari per gli spettacoli son et lumière che immaginiamo potranno svolgersi qui”.

Tema centrale dell’architettura contemporanea, quello dell’illuminazione deve risultare efficace e discreto, e ancora di più se applicato alla natura. In un giardino storico non si può certo pensare di introdurre pali o lampioni: la luce deve arrivare ovunque, ma attraverso una rete quasi invisibile, fatta di strutture leggere e tecnologicamente avanzate. In questo caso l’elemento-chiave per la soluzione saranno i vasi e le fioriere. “Bisogna pensare – prosegue Giachello – che i Giardini Reali furono popolati, a un certo punto della loro storia, da migliaia di vasi. Si trattava di contenitori di tipologie differenti e tra questi anche centinaia di casse per i citroni, come anticamente in Piemonte venivano chiamati gli agrumi. La più celebre di queste casse è quella detta Caisse de Versailles, un modello francese costruito ininterrottamente dal 1600, di cui esiste una versione torinese, con proporzioni meno slanciate, ma altrettanto elegante. Noi intendiamo reintrodurle, ma trasformandole in piccole macchine tecnologiche. Al loro interno sarà nascosta una serie di strumenti funzionali al giardino: dall’illuminazione di emergenza alla diffusione acustica, che consentirà di trasmettere musica, ma anche tutte le possibili informazioni per il pubblico”. Solo nel Giardino del Duca si prevedono circa 80 di queste casse, che ospiteranno gli impianti-luce per l’illuminazione di base delle facciate.

Altro elemento strategico sarà il punto di accoglienza. A questo scopo una piccola edicola verrà collocata nel giardino, accanto all’atrio di ingresso: si tratterà di una comoda postazione che consentirà di offrire servizi di accoglienza e l’eventuale pagamento di un biglietto. Infine, non potrà mancare tutta una serie coordinata di umili ma indispensabili oggetti di servizio: fontanelle, sedute, cestini, paline segnaletiche e informative, info-point.

Tornando ai temi più specificamente ambientali, l’altra zona di particolare interesse è senza dubbio il Boschetto che costeggia il giardino formale. Nato come estensione del giardino barocco, questo spazio si trasforma in boschetto romantico probabilmente dopo metà Ottocento: il primo documento in cui compare è del 1864, e da allora lo troviamo pressoché inalterato. Su questa porzione lavorerà l’architetto Paolo Pejrone – uno dei maestri riconosciuti del paesaggismo internazionale –, che ha pensato di disegnare, tra platani e olmi secolari, una rete di vialetti che agevolino una passeggiata nel sottobosco. Ne risulterà una zona d’ombra assai piacevole, specialmente in estate, arricchita dalle fioriture delle specie tappezzanti che verranno introdotte sotto gli alberi.

In sintesi, è chiaro che i Giardini diventeranno uno snodo cruciale nel sistema dei Musei Reali, e assolveranno via via svariate funzioni, a seconda delle esigenze: spazio di svago e di intrattenimento, polmone di accoglienza, crocevia per il transito da un museo all’altro. I primi lavori sono previsti nei mesi iniziali del 2017, stagione ideale per la preparazione del boschetto. Che diventerebbe così il primo lotto interamente sistemato e potrebbe essere inaugurato già a fine primavera-inizio estate.