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Didattica, Eventi
24/06/16

Istituito con la riapertura del 2006, il settore dei Servizi Educativi ha un posto di crescente rilievo in Palazzo Madama. I progetti dedicati al pubblico sono tanti e decisamente trasversali: tra i programmi messi in campo quello più innovativo riguarda i tirocini formativi per gli studenti, lanciati nel 2009. “Accogliamo i giovani dopo la chiusura dell’anno scolastico – spiega la responsabile, Anna La Ferla – e diamo loro la possibilità di vivere un’esperienza professionale: fanno ciò che facciamo noi, sia come impegno sia come orario, e lavorano su progetti specifici”. A lei, che ha seguito il progetto didattico di Consulta dalle fasi preliminari sino allo svolgimento della Summer School, abbiamo chiesto qualche approfondimento.

Qual è la novità di questo progetto didattico?
Di norma ospitiamo 2-3 persone per volta, mentre in questa occasione abbiamo accolto 15 studenti tra i 16 e i 18 anni. Hanno avuto la possibilità di conoscere Palazzo Madama
e di lavorare all’organizzazione di una piccola mostra creata a partire dalla collezione di biglietti da visita del Sette-Ottocento, mai esposti al pubblico e visibili fino al 12 settembre. Per preparare la mostra hanno dovuto organizzarsi: coordinare le capacità, creare un racconto attraverso le opere, ideare un titolo, produrre un video per la comunicazione online del progetto…

La differenza quindi è solo nei numeri?
È stato diverso l’approccio. A cominciare dal fatto che la Summer School ha previsto un incontro e un workshop con gli artisti Giulia Gallo ed Enrico Partengo perché, pur essendo un museo di arte antica, Palazzo Madama lavora anche sull’oggi, sull’attualizzazione dei temi e delle forme dell’antico nella società contemporanea.

Altre innovazioni?
Un modulo sul 3D. I partecipanti hanno avuto la possibilità di digitalizzare e modellare un bronzetto del Seicento raffigurante Giunone che è stato poi stampato in resina con tecnica 3D. Non è mancata una parte dedicata all’orientamento: chiediamo sempre a chi fa il tirocinio presso di noi di redigere un curriculum vitae, perché imparare a conoscere le proprie capacità è indispensabile. I giovani spesso ritengono di non saper fare nulla, e invece ognuno possiede delle qualità: è importante scavare in sé stessi per individuare le capacità e le attitudini che in futuro potranno svilupparsi.

Sono previsti anche momenti fuori dalle sale?
Oltre a esplorare la Torino della Spina Tre e del Parco Dora, dove gli artisti Partengo e Gallo hanno lo studio, alcuni momenti del lavoro si sono svolti a contatto con la natura, nel giardino medievale di Palazzo Madama. Crediamo che sia fondamentale rendersi conto che gli oggetti hanno un corpo e una fisicità: a questo scopo il rapporto diretto con la natura è stato utilissimo. Lì sono stati seguiti dall’agronomo Edoardo Santoro che si occupa del verde di Palazzo Madama e dai volontari senior civici che svolgono il loro servizio in museo.

Obiettivo del campus?
Il nucleo del progetto è trattare questi ragazzi da adulti, e cioè in modo professionale. Vogliamo offrire un approccio serio a tutte le differenti figure che lavorano in museo, anche per evidenziare la ricchezza di questo microcosmo. Ciò significa dare l’opportunità ai partecipanti di osservare il funzionamento di un museo sotto ogni profilo, facendo comprendere loro che dietro questa attività esistono un’organizzazione complessa e un pensiero.