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Eventi, Restauro
01/01/16

Tutto squilla nella Galleria Beaumont, che ospita la parte più spettacolare dell’Armeria Reale di Torino. Rilucono le corazze e i corsaletti, gli elmi e gli scudi da parata, le spade, gli archibugi. Cavalli e cavalieri sembrano impazienti di muoversi, e persino gli armati al loro fianco, irrigiditi nelle loro armature, si direbbero per un momento sul punto di animarsi.

Niente è cambiato nell’allestimento del museo. Eppure esso pare interamente trasformato, percorso da un’inedita emozione: merito della nuova luce che, dallo scorso 11 novembre, ha cambiato il volto di questo luogo eccezionale – uno dei gioielli del Polo Reale – istituito nel 1837 dal re Carlo Alberto di Savoia.

L’effetto della visione d’insieme è inequivocabile: ora è come se ogni dettaglio fosse messo a fuoco, come se la parata schierata lungo la Galleria
acquistasse un dinamismo teatrale. Due qualità fondamentali in un museo, poiché valorizzano gli oggetti esposti mettendoli al centro dell’attenzione del visitatore.

Per l’Armeria Reale questa inaugurazione rappresenta un momento particolare. Forse, dopo la riapertura del 2005, che ripropose il museo nell’originario allestimento ottocentesco, un punto di ripartenza. Ne è convinto anche il direttore Mario Epifani. Risolto il fondamentale problema dell’illuminazione, che toccava sia il tema della conservazione sia quello della corretta fruibilità, Epifani guarda avanti, anche in prospettiva della prossima integrazione tra i musei del Polo Reale: “Nel futuro pensiamo a un riallestimento della Rotonda e a una revisione degli apparati di supporto alla visita”.

L’artefice della nuova “scenografia di luce” è l’architetto Diego Giachello. È lui che sintetizza i passaggi più importanti di questo lavoro, tanto incisivo quanto invisibile. “Abbiamo lavorato su tre temi principali – dice Giachello –. Le fonti di luce naturale, i torcieri posizionati alle pareti, l’illuminazione interna delle vetrine. Il risultato finale deriva proprio dal giusto equilibrio che siamo riusciti a trovare tra sorgenti naturali e artificiali. Con un doppio vantaggio anche dal punto di vista dell’efficienza energetica: i consumi si sono infatti ridotti di quasi 10 volte rispetto al passato, mentre la durata delle lampade è aumentata di circa 7 volte”.  Nel complesso, la collezione dell’Armeria Reale si presenta al pubblico con una visibilità decisamente migliorata, grazie a un’illuminazione che permette di cogliere moltissimi particolari prima penalizzati dal controluce.

Davvero opportuna, nel contesto rinnovato, la scelta di allestire una mostra che aiuta anche a comprendere la storia dell’Armeria. È quanto fa “La collezione Sanquirico”, che prende il nome dallo scenografo Alessandro Sanquirico, piemontese d’origine ma milanese d’adozione, artista-architetto attivo all’inizio dell’Ottocento presso il Teatro alla Scala, e in privato grande collezionista d’armi antiche. Dalla sua raccolta, acquistata da re Carlo Alberto nel 1833, nacque non solo la futura collezione sabauda, ma anche il gusto teatrale – tra gotico e trobadour – con cui essa fu allestita. Oltre agli oggetti inseriti nell’esposizione permanente, si ammirano una serie di splendide tavole a colori, posizionate nelle teche della Rotonda.

Per Consulta si è trattato di un ritorno in Armeria Reale, dopo il restauro della Loggetta carloalbertina condotto nel 2011.  L’investimento ha toccato i 105mila euro, 40mila dei quali stanziati dalla Fondazione CRT; una presenza, quella della Fondazione, che si direbbe quasi il punto di arrivo di un lungo percorso fatto insieme al museo: sono oltre 2,5 i milioni di euro stanziati in circa dieci anni, e utilizzati per il riallestimento della raccolta, per lo studio e la catalogazione dell’Archivio Storico, per i sussidi di supporto alla visita. Uno sforzo importante, che il risultato ripaga ampiamente.