“Impacchettare” un monumento o un edificio non è solo l’operazione che segnala l’apertura di un cantiere. Significa incidere sul paesaggio urbano, con una presenza di forte impatto, visivo e fisico. Questo lavoro preliminare deve perciò essere eseguito con sensibilità, poiché il rispetto del contesto architettonico è fondamentale. 

Inoltre i teli di copertura si propongono anche come spazio per comunicare: le grandi superfici sono ideali per illustrare il lavoro del cantiere e la missione sociale che ne è alla base. In piazza Bodoni, la Consulta ha sfruttato l’occasione in modo innovativo. A richiamare l’attenzione 4 domande – Perché? Chi? Cosa? Dove? – a cui hanno risposto altrettante infografiche. In pochi punti, semplici e immediati, l’Associazione ha presentato sé stessa e la propria filosofia.

“Impacchettare” un monumento o un edificio non è solo l’operazione che segnala l’apertura di un cantiere. Significa incidere sul paesaggio urbano, con una presenza di forte impatto, visivo e fisico. Questo lavoro preliminare deve perciò essere eseguito con sensibilità, poiché il rispetto del contesto architettonico è fondamentale. 

Inoltre i teli di copertura si propongono anche come spazio per comunicare: le grandi superfici sono ideali per illustrare il lavoro del cantiere e la missione sociale che ne è alla base. In piazza Bodoni, la Consulta ha sfruttato l’occasione in modo innovativo. A richiamare l’attenzione 4 domande – Perché? Chi? Cosa? Dove? – a cui hanno risposto altrettante infografiche. In pochi punti, semplici e immediati, l’Associazione ha presentato sé stessa e la propria filosofia.

Avviato il cantiere, i lavori si concluderanno in primavera 

C’è un elemento che aiuta a distinguere le chiese “gemelle” di Santa Cristina e di San Carlo Borromeo: è il Campanile che, affiancato a quest’ultima dal Settecento, spezza la simmetria di questa classica “quinta teatrale” di piazza San Carlo. Presenza ineludibile del centro storico torinese, da tempo il Campanile mostrava l’esigenza di una revisione delle superfici intonacate e del restauro delle decorazioni.
 
Un esame dettagliato ha messo in luce lo stato dell’arte: diffuse alterazioni della pellicola pittorica, esfoliazioni ed efflorescenze saline, rigonfiamenti dell’intonaco, piccoli distacchi di elementi decorativi. Su tutto, una generale patina di sporco, causata da smog e agenti atmosferici.
 
Finanziato con fondi del Mibact e di Consulta, l’intervento conservativo è stato affidato allo Studio DeArch di Torino. Ora, dopo una serie di rinvii collegati all’emergenza pandemica, il cantiere è finalmente attivo e oltre al Campanile interesserà il lato della chiesa che affaccia su via Roma. Preceduti da saggi stratigrafici sulle finiture pittoriche, i lavori si concentrano sulle superfici, ma includono anche il ripasso di faldalerie, converse e coperture in metallo e pietra. La ritinteggiatura avverrà nel rispetto delle cromie antiche. La conclusione è prevista per la primavera del 2021.

Continuità nell’innovazione: questa la linea concettuale del Sistema Consulta, un’eccellenza unica nata dalla capacità di collaborare e unire le forze, progettuali ed economiche, per valorizzare il patrimonio artistico e culturale. Dal 1987 la Responsabilità Sociale anima e sostiene il mecenatismo etico di Consulta, che crede nella Cultura quale leva economica ed inclusiva, motore di sviluppo, generatore di attrattività del territorio, fondamento della crescita sostenibile.

Nell’attuale, complessa fase generata dall’emergenza sanitaria, le Aziende e gli Enti Soci sentono una grande responsabilità nei confronti della comunità. Nonostante la congiuntura economica molto critica, Consulta rimane focalizzata nel settore culturale in cui da sempre opera, nella convinzione che sia indispensabile impedire che la crisi legata alla pandemia provochi una desertificazione delle iniziative e dei soggetti culturali, concorrendo ad aggravarne gli effetti sulla struttura sociale.
 
Consulta intende operare per il welfare del territorio e prosegue nel suo impegno per la Cultura, comparto la cui filiera a Torino vale quasi il 10% del PIL cittadino. Nei prossimi anni le esigenze socioculturali aumenteranno: noi continueremo a promuovere iniziative e progetti che contribuiscano al bene comune, creando Lavoro e Bellezza. Oggi più che mai è necessario “fare sistema”. Abbiamo la responsabilità di tutelare l’eredità del passato, trasformandola in un Bene contemporaneo e vivo, concorrendo a realizzare un equilibrio tra storia e futuro, gestione economica e sostegno alla conoscenza, conservazione e sviluppo.

Innovazione nella continuità. Questa in estrema sintesi la linea concettuale del Presidente Giorgio Marsiaj eletto all’unanimità nel corso dell’Assemblea plenaria dei Soci il 5 maggio scorso. Socio Consulta dal 2002, convinto del ruolo guida di Torino per il paese, e da sempre sostenitore dell’opera di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, il neo Presidente ha incontrato i giornalisti venerdì 12 giugno, presso l’Unione Industriale di Torino. L’evento – che si è svolto nella Sala Andrea Pininfarina dell’AMMA – ha visto la partecipazione attiva anche dei Past Presidents: Adriana Acutis, Maurizio Cibrario, Lodovico Passerin d’Entrèves e Luigi Garosci. Tanti, interessanti e complessi i temi della discussione.

È stato sottolineato come in questa difficile fase di emergenza sanitaria, le Aziende e gli Enti Soci della Consulta di Torino sentano una grande responsabilità sociale che anima e sostiene il mecenatismo etico di Consulta fin dalla fondazione nel 1987. Unire le forze imprenditoriali su obiettivi comuni per investire nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico è stata la strada imboccata per prima da Torino, città ricca di storia e creatività, già capitale d’Italia, la città dei Santi Sociali, dell’innovazione e della manifattura.

Consulta crede nella Cultura quale leva economica ed inclusiva, motore di sviluppo, generatore di attrattività. I Soci investono nel brand Torino, con l’intento di promuovere e migliorare il contesto in cui le aziende sono radicate ed operano. “Nonostante la congiuntura economica critica – ha ribadito il Presidente Marsiaj –  Consulta rimane focalizzata nel settore culturale in cui opera da 33 anni. Le aziende mantengono l’impegno di dare corso alle attività programmate, nella convinzione che sarà indispensabile impedire che la crisi legata agli effetti della pandemia possa provocare una desertificazione delle iniziative e dei soggetti culturali, concorrendo ad aggravare gli effetti del fenomeno epidemico sulla struttura socioculturale del paese.”

Sono stati avviati i nuovi cantieri: in piazza Bodoni per il restauro del monumento ad Alfonso della Marmora, in piazza San Carlo per l’intervento sul campanile dell’omonima chiesa, presso il Palazzo dell’Arsenale per il recupero del cortile della Scuola di Applicazione dell’Esercito e nei Giardini Reali per la riqualificazione dei Giardini di Levante.

Consulta rappresenta un’eccellenza e incarna la responsabilità dell’imprenditoria nei confronti della comunità. Allargare la base dei Soci, rafforzare il ruolo innovativo dell’associazione anche attraverso scelte di digitalizzazione grazie alle potenzialità delle aziende Socie: questi i commitments della Presidenza. Nelle parole di Giorgio Marsiaj: “oggi più che mai è necessario fare sistema per fronteggiare le difficoltà e attuare strategie per il rilancio della nostra città”

Intervista con la Presidente Paola Gribaudo, dallo scorso aprile al vertice dell’antica e prestigiosa istituzione torinese. Tra formazione, mostre e valorizzazione, un quadro completo dei programmi per il rilancio.

Accademia Albertina in gran spolvero: per l’istituzione torinese è una stagione ricca di attività, inaugurazioni, collaborazioni. Tra queste ultime, un posto di rilievo spetta alla Consulta di Torino, che è stata coinvolta in due iniziative: da una parte con il suo annuale progetto didattico, che a giugno ha visto la partecipazione di 25 studenti dell’Accademia; dall’altra con l’intervento sulla Sala dei Cartoni Gaudenziani, resa spettacolare dalla nuova illuminazione e da una comunicazione tecnologicamente all’avanguardia. Abbiamo incontrato Paola Gribaudo, che ha un’agenda fitta di programmi e tante idee innovative da realizzare.  

Una fotografia dell’Accademia oggi. Come funziona e quali peculiarità possiede nel contesto di scuole analoghe in Italia? 

L’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino è una delle Accademie più importanti d’Italia, sia per la sua storia, sia per numero di allievi: oggi sono circa 1500, di 40 nazionalità diverse, e tra loro almeno 400 cinesi. La peculiarità che ci caratterizza è che rispetto ai tradizionali corsi delle Accademie (pittura, scultura, arti decorative) proponiamo altri 10 insegnamenti su materie meno tradizionali, quali ad esempio fotografia, digital art, restauro… corsi a cui tra poco si aggiungerà anche cinema. E proprio nella prospettiva di un’offerta sempre più larga, a fine agosto abbiamo firmato un’intesa con il Conservatorio per la creazione di un “Polo delle Arti”: per ora è un progetto sulla carta, ma presto dovrebbe concretizzarsi con l’istituzione di master di 3° livello in cinema e televisione, dedicati a figure professionali oggi particolarmente richieste. 

Una formazione orientata a creare figure utili. 

Esatto. E in questo senso vorremmo aprire dei contatti anche con l’Unione Industriale per dare uno sbocco ai ragazzi. Chi si iscrive all’Accademia lo fa perché sente di avere un talento interiore: per questo il messaggio che vogliamo trasmettere alla società civile, e con essa alle aziende, è che il mondo contemporaneo ha bisogno di creativi. Una parola, questa, che deve essere declinata in modo ampio: perché dall’Accademia non escono solo pittori e scultori, ma anche ragazzi che si dovranno occupare di comunicazione. Nella nostra Pinacoteca, ad esempio, abbiamo sempre degli stagisti che a rotazione imparano come si allestisce una mostra, come si redige un comunicato stampa, come si interagisce con l’assicurazione e come si imposta un catalogo e la comunicazione. Lo sbocco di un giovane laureato dell’Accademia probabilmente non sarà una casa editrice o un museo: magari andrà da Prada o alla Ferrero, e un comunicato stampa dovrà scriverlo anche lì, per un prodotto o per una mostra. L’idea di base è che coloro che escono dall’Accademia debbano essere preparati ad affrontare ogni situazione: se hai seguito il corso di comunicazione o progettazione, quando ti chiedono di montare una mostra devi sapere quali sono i passaggi per arrivare al risultato finale. 

Qual è invece il ruolo dell’Accademia come istituzione che promuove mostre, cultura, autori? 

L’Accademia Albertina possiede una Pinacoteca. È quello il luogo che tradizionalmente utilizziamo per le mostre, a cui adesso si aggiunge il nuovo spazio ipogeo della Rotonda del Talucchi, recuperato grazie all’intervento della Compagnia di San Paolo. È un ambiente di grande fascino, che in futuro potrebbe ospitare la Pinacoteca del ’900. Per il momento verrà destinato a mostre temporanee: Artissima, per esempio, mi ha chiesto di poterlo utilizzare per l’edizione del prossimo anno, richiesta che valuteremo con il Direttore. 

Come intende lavorare su questo settore di attività? 

Almeno una volta all’anno vogliamo lasciare uno spazio ai professori e agli artisti che si sono formati qui. Ecco perché la mostra inaugurata il 28 novembre è dedicata a Paola de’ Cavèro, che è stata una nostra docente di arte e scenografia. Sarà allestita in Pinacoteca, all’interno del percorso dell’esposizione permanente: un dialogo tra la collezione e le opere contemporanee, molte dedicate al mondo dell’Opera. Ogni artista a cui dedichiamo una mostra dona poi un’opera, che entra a far parte della futura Pinacoteca del ’900. In seguito avremo una mostra dedicata all’arte figurativa dell’Accademia Glazunov (un’accademia moscovita di pittura, scultura e architettura) e, a partire dalla primavera prossima, vorrei allestire nell’ipogeo della Rotonda una mostra che si intitolerà “Le stanze sono piene di libri”, con lo scopo di rivalutare il patrimonio di libri della nostra biblioteca: un’autentica miniera da cui dobbiamo tirare fuori i gioielli. In autunno, infine, sarà la volta di “Disegnare la città”: la mostra più importante, che costruiremo partendo dalle nostre collezioni, in collaborazione con la Fondazione Accorsi e il Museo d’Impresa di Reale Mutua. Sarà pensata come un percorso destinato a coinvolgere la città per conoscerne la storia dal 1884 al 1911. 

Non pensa che rispetto agli altri Musei torinesi la Pinacoteca dell’Albertina sia poco vista, considerate le potenzialità che possiede? 

È vero, e per questo motivo la promozione e la comunicazione sono punti prioritari. Per cominciare, con l’occasione dell’inaugurazione della Sala dei Cartoni Gaudenziani, metteremo un banner permanente all’angolo tra Via Po e via Accademia Albertina, che riporti orari della Pinacoteca e indicazioni per raggiungerla. Un altro dei miei obiettivi sarà istituire l’Associazione degli Amici dell’Accademia Albertina, sulla falsariga di analoghe associazioni operanti in altri musei. In ogni caso, la linea della mia presidenza sarà fortemente orientata a valorizzare ciò che abbiamo, perché esiste uno straordinario patrimonio praticamente sconosciuto. Un discorso che naturalmente non esclude le sinergie: l’Accademia, ad esempio, è uno degli attori nel palinsesto della grande mostra sul Barocco della primavera prossima, che vedrà come capofila la Reggia di Venaria, ma toccherà l’intera regione con eventi, restauri, convegni, laboratori. 

Anche la Sala dei Cartoni Gaudenziani, rinnovata dall’intervento della Consulta, va nella direzione di una trasformazione nel rinnovamento. 

Certamente è mia volontà portare alla luce i documenti inediti dell’Archivio, un’importante tradizione storica che deve essere comunicata e resa viva. 

Infine i libri, tema che credo le stia a cuore, essendo un’esperta in materia… 

I libri sono la mia vita. Per l’Albertina sto curando il restyling delle collane e dei cataloghi: la prima ad uscire, il 5 dicembre, sarà la nuova guida della Pinacoteca Albertina, e l’anno prossimo, come detto, uscirà il volume sui Cartoni Gaudenziani. Ma sui libri mi piace sottolineare ancora un’altra iniziativa, i bibliotour che vengono organizzati in Pinacoteca, nella saletta azzurra. Qui la nostra bibliotecaria presenta a chi si iscrive le edizioni originali di splendidi volumi antichi, spiegandone la storia e le caratteristiche. Incontri speciali, che riscuotono sempre molto interesse.

Intervista con Don Gianluca Popolla, Direttore del Centro Culturale Diocesano di Susa e coordinatore del progetto “La Sindone tra le Alpi”

Che la storia della cultura occidentale sia inseparabile dalla storia religiosa e spirituale è cosa nota: l’intera arte europea non esisterebbe senza queste coordinate. Altro discorso però è trovare un linguaggio per spiegarlo, questo intreccio, trasformandolo in materia piacevole e alla portata di tutti. Don Gianluca Popolla, Direttore del Centro Culturale Diocesano di Susa e Incaricato Regionale dei Beni Culturali Ecclesiastici di Piemonte e Valle d’Aosta, da anni lavora a questa sfida. Che si può vincere impostando strategie nuove: “Attraverso i musei e il nostro patrimonio culturale – dice – dobbiamo tentare un approccio diverso, stimolando la curiosità delle persone affinché si pongano delle domande. Per far questo cerchiamo di “impressionarle” con un linguaggio contemporaneo, intercettando i loro interessi e cominciando a incontrarle là dove si trovano”. 

Don Popolla, partiamo dalla Sindo Half Marathon, che con 600 iscritti ha riscosso un ottimo successo. Se lo aspettava? 

Sinceramente sì, perché sono sempre di più le persone che uniscono l’interesse per il benessere psicofisico alla curiosità per il territorio in cui vivono. Noi abbiamo solo cercato di “impastare” questi ingredienti per promuovere il progetto. 

Con quale spirito è nata questa manifestazione e qual era il significato che intendeva trasmettere? 

La Sindo Half Marathon è nata con l’obiettivo di far conoscere al più alto numero di persone il nostro patrimonio storico-artistico, attraverso strumenti familiari e vicini alla loro sensibilità. Abbiamo cercato di stimolare l’esercizio di corpo e mente per accompagnare ciascuno ad accorgersi, camminando, della bellezza del territorio e delle testimonianze artistiche che esso ospita. Potremmo quasi parlare di una sorta di “wellness dello spirito”. Alla fine direi che ci siamo riusciti: basti pensare che la maggioranza dei partecipanti non solo non era mai entrata nella Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, ma neppure nel Duomo di Torino e nella Cappella del Guarini. 

Pensate di riproporla, o di proporre un’esperienza analoga? 

Considerato l’interesse suscitato dall’esperienza, vorremmo provare a utilizzarla per questo e altri percorsi. 

La mezza maratona si inserisce nel più vasto progetto “La Sindone tra le Alpi”, che propone una serie di itinerari sindonici tra la Francia e la Val di Susa. Lanciata qualche anno fa, come sta funzionando questa formula e come può essere ulteriormente sviluppata e potenziata? 

“La Sindone tra le Alpi” intende valorizzare tre dimensioni: il cammino lungo i sentieri percorsi dalla Sindone, l’arte che tali transiti hanno prodotto nel tempo, la misericordia come valore da coltivare da parte di ogni uomo. Questi tre elementi hanno una potenza narrativa universale e attuale, perché vanno oltre il tempo, la società e la fede religiosa che li hanno organizzati in un dato periodo. 

Che ruolo gioca in questo piano di comunicazione il Centro Culturale Diocesano di Susa che lei dirige? 

La Cultura ha un’indubbia importanza sociale e un altrettanto grande significato economico. Consapevole di questo, il Centro Culturale Diocesano di Susa mette a disposizione la professionalità dei suoi collaboratori per elaborare progetti che uniscano i due livelli. Siamo in contatto costante con i nostri web-maker e con i tour operator che propongono gli itinerari sindonici, e per raccontarli utilizziamo anche strumenti nuovi come i beacon, che consentono le aperture automatizzate di alcune cappelle. Inoltre il Centro Culturale è in contatto con istituti scolastici, con enti di assistenza e con le Caritas per promuovere progetti di integrazione sociale mediante l’arte. 

Sono ormai molti anni che il tema del cammino spirituale ha un proprio vasto pubblico. Lei crede che esistano i presupposti per introdurre quel modello anche sulla Via Francigena della Valle di Susa? 

Il turismo slow e green è ovunque in costante aumento e dopo anni di intenso lavoro finalmente la Valle di Susa e Torino sono riconosciuti a livello europeo come itinerario francigeno: ogni anno sono numerosissime le persone che attraversano a piedi le nostre strade.  

Quali sono i punti cruciali su cui intervenire, visti da chi, come lei, ha responsabilità dirette nella gestione del patrimonio culturale? 

A questo punto è necessario rendere maggiormente fruibili i nostri siti storico-artistici, sensibilizzare gli operatori culturali e ricettivi a un’accoglienza consapevole (che vuol dire informata del proprio territorio), potenziare la comunicazione digitale. 

“La Sindone tra le Alpi” è un progetto sviluppato grazie alla collaborazione del Centro Diocesano con la Consulta di Torino. Come si è svolto il lavoro in comune e con quali risultati? 

Il partenariato tra Centro Diocesano e Consulta Torino può senz’altro essere portato ad esempio: il confronto e il dialogo non sono mai mancati nelle diverse fasi del lavoro. Il progetto che abbiamo condiviso credo sia la dimostrazione che Torino e la montagna possono lavorare insieme: ciascuno di noi ha condiviso le proprie competenze e conoscenze e le ha messe a disposizione dell’altro. Una vera partnership, che è andata oltre la dimensione puramente economica.

È prossimo all’apertura il cantiere di restauro conservativo che interesserà una delle due chiese affacciate sul salotto di Torino.  

Quinta di una della più classiche inquadrature torinesi, la Chiesa di San Carlo Borromeo è stata protagonista di uno dei primissimi interventi di Consulta: l’anno era il 1990 e ad essere restaurate furono le facciate delle due chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina, che con la loro presenza marcano, fin dalla prima metà del Seicento, un lato di Piazza San Carlo.

Oggi, a quasi trent’anni di distanza, ad aver bisogno di aiuto sono il campanile e la facciata sul lato di via Roma. Entrambi necessitano di una generale revisione delle superfici intonacate, che denunciano diffusamente i tipici segni del passare del tempo: alterazioni della pellicola pittorica, esfoliazioni ed efflorescenze saline, rigonfiamenti dell’intonaco, piccoli distacchi di elementi decorativi; su tutto, una complessiva patina di sporco.

Destinato specificamente alla conservazione e al restauro di intonaci ed elementi architettonici, l’intervento, finanziato dal MiBACT e da Consulta, è stato affidato allo Studio DeArch di Torino. Preceduti da una serie di saggi stratigrafici delle finiture pittoriche, i lavori saranno quindi concentrati sul ripristino delle superfici e degli elementi decorativi lineari, ma includeranno anche il ripasso di faldoni, converse e coperture in metallo e pietra; la ritinteggiatura finale sarà eseguita nel rispetto delle cromie antiche.

Il Progetto Didattico della Consulta ha visto un gruppo di 25 studenti lavorare sul progetto site responsive dell’artista.

Il Progetto Didattico di Consulta è ormai una tradizione, ma non ha una formula fissa: ogni anno, infatti, viene adattato alla situazione più interessante, quella cioè che meglio può fare squadra con altre istituzioni ed essere più utile ai ragazzi che vi partecipano. In questo senso, l’edizione 2019 si è rivelata esemplare per complessità ed efficacia: rivolto a un selezionato gruppo di 25 allievi dell’Accademia Albertina, il Progetto ha coinvolto un’importante artista anglo-turca, la fotografa Güler Ates, docente alla Royal Academy of School di Londra, invitata dalla Fondazione Torino Musei a elaborare un progetto site responsive per il MAO, il Museo di Arte Orientale di Torino, nell’ambito dell’Art Site Fest 2019. 

È nata così la mostra intitolata “Shoreless”, una serie di affascinanti fotografie realizzate da Güler Ates e ambientate negli spazi del Museo torinese: immagini scattate durante i viaggi dell’artista –  molte in India, altre in Europa, Sud America, Medio Oriente – e quelle eseguite in Piemonte nel giugno di quest’anno, nell’evocativa cornice delle residenze reali. Immagini di grande bellezza formale, che riprendono performance tra danza e teatro: protagoniste di ogni inquadratura sono misteriose figure velate, metafisiche presenze che alludono al dialogo tra culture di Oriente e Occidente, tema che è alla base della poetica dell’artista. Grazie al sostegno di Consulta la mostra – che si può visitare fino al 6 gennaio 2020 – è anche documentata da un elegante catalogo, esito finale di una collaborazione trasversale tra didattica, arte, istituzioni.   

Coordinati dalla professoressa Laura Valle, docente di pittura dell’Accademia, e da Maria Cristina Lisbona per Consulta, gli studenti hanno perciò vissuto “un workshop importante in termini artistici e formativi”. Accade raramente di poter condividere il lavoro sul campo con un maestro di fama internazionale; ma quando capita i ragazzi ne escono entusiasti: “Güler – hanno scritto – si è posta al nostro livello. Non ci ha considerato allievi, ma artisti suoi pari, condividendo con noi i segreti del mestiere nel campo dell’arte con umiltà e franchezza”. L’insegnamento più alto, quello che non dimenticheranno mai.

Successo della Sindo Half Marathon: 600 persone di ogni età hanno camminato insieme lungo la Via Francigena, tra Sant’Antonio di Ranverso e il Duomo di Torino.

Gli elementi per una buona riuscita c’erano tutti: una domenica d’inizio autunno, un percorso punteggiato da opere d’arte, il piacere di condividere una camminata con amici, familiari o persone dagli interessi affini. E tuttavia, un successo così pieno forse è arrivato inatteso: il 13  ottobre scorso alla partenza della Sindo Half Marathon si sono ritrovati addirittura in 600, pronti ad affrontare –  senza l’assillo della gara – un tratto della Via Francigena: per l’esattezza i 23 km che separano la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso dal Duomo di Torino. 

Organizzata dall’Associazione Sportiva Iride, in collaborazione con il Centro Culturale Diocesano di Susa e la Consulta di Torino, la manifestazione è nata per valorizzare gli itinerari sindonici lungo l’antica Via Francigena. Una proposta, quella degli itinerari, dalle forti potenzialità turistiche ed economiche anche per i tanti stimoli che include: culturali, spirituali, ambientali, psico-fisici. Tappe intermedie della mezza maratona, che si è snodata soprattutto lungo strade bianche e sentieri, sono state Alpignano e la cascina Marchesa, nel parco torinese della Pellerina, dove i partecipanti hanno sostato per il pranzo al sacco. Da lì, ultimo strappo verso il Duomo, dove sono arrivati in 500. Divisi in piccoli gruppi, tutti hanno infine visitato la Cappella della Sindone, capolavoro architettonico e giusto traguardo di ogni pellegrinaggio. 

Per Don Gianluca Popolla, Direttore del Centro Culturale Diocesano di Susa e guida della giornata, è stata la conferma che comunicare il patrimonio culturale si può, e senza rinunciare a spiegare la complessità del reale: “La maratona ce l’ha dimostrato. Se l’avessi chiamata processione forse le presenze sarebbero state pochissime; chiamandola Marathon abbiamo fatto le stesse cose, ma con un coinvolgimento diverso. Seicento persone di tutte le età, bambini, genitori e nonni, che alle 8 e mezza del mattino, si trovano a Sant’Antonio di Ranverso per camminare verso la Cappella della Sindone sono la prova che se modifichiamo il linguaggio possiamo parlare a tutti dei valori più importanti”.