Oggi un Museo non ha soltanto la missione di esporre le proprie collezioni: ha il compito di studiarle, di porsi degli interrogativi e infine di divulgare i risultati delle proprie ricerche attraverso una narrazione coinvolgente,e cioè adatta – per linguaggio e strutture – alla contemporaneità.

Nasce da questa consapevolezza la nuova Sala permanente denominata “Alla ricerca della vita”, inaugurata dal Museo Egizio di Torino il 24 giugno scorso e realizzata grazie al sostegno della Consulta di Torino. Ideata come una straordinaria macchina del tempo, la Sala esplora e approfondisce la vita nell’antico Egitto e il rapporto della cultura nilotica con la mummificazione e il concetto di aldilà, partendo dallo studio dei resti umani e dei corredi che in alcuni casi li accompagnano. Al suo interno è conservata l’intera collezione di mummie del Museo torinese: si tratta di ben 91 individui, sei dei quali visibili al pubblico.

Rinnovato l’impianto di illuminazione del Salone palagiano

Valorizzare la struttura con un’illuminazione uniforme, ridurre i consumi elettrici, assicurare una manutenzione più agile del sistema-luce. Questi i principali risultati che il nuovo impianto di illuminazione progettato da Consulta garantirà alla Biblioteca Reale di Torino.
 
L’intervento, che si concluderà entro la fine dell’anno, è stato affidato a Officina delle Idee (che nel 2015 ripensò l’illuminazione dell’Armeria Reale) e riguarda l’aulico “Salone palagiano”: nell’ambiente, caratterizzato dalla splendida volta affrescata e dagli antichi volumi ordinati nelle librerie, saranno sostituiti tutti i vecchi corpi illuminanti e introdotte luci a led di ultima generazione, altamente sostenibili per consumi e costi.
 
Nel complesso, cambierà l’intera percezione dello spazio: ogni elemento della Biblioteca assumerà un rilievo inedito. Quasi un invito a riscoprire sotto una nuova luce questo tassello dei Musei Reali.

Avviato il cantiere, i lavori si concluderanno in primavera 

C’è un elemento che aiuta a distinguere le chiese “gemelle” di Santa Cristina e di San Carlo Borromeo: è il Campanile che, affiancato a quest’ultima dal Settecento, spezza la simmetria di questa classica “quinta teatrale” di piazza San Carlo. Presenza ineludibile del centro storico torinese, da tempo il Campanile mostrava l’esigenza di una revisione delle superfici intonacate e del restauro delle decorazioni.

Un esame dettagliato ha messo in luce lo stato dell’arte: diffuse alterazioni della pellicola pittorica, esfoliazioni ed efflorescenze saline, rigonfiamenti dell’intonaco, piccoli distacchi di elementi decorativi. Su tutto, una generale patina di sporco, causata da smog e agenti atmosferici.

Finanziato con fondi del Mibact e di Consulta, l’intervento conservativo è stato affidato allo Studio DeArch di Torino. Ora, dopo una serie di rinvii collegati all’emergenza pandemica, il cantiere è finalmente attivo e oltre al Campanile interesserà il lato della chiesa che affaccia su via Roma. Preceduti da saggi stratigrafici sulle finiture pittoriche, i lavori si concentrano sulle superfici, ma includono anche il ripasso di faldalerie, converse e coperture in metallo e pietra. La ritinteggiatura avverrà nel rispetto delle cromie antiche. La conclusione è prevista per la primavera del 2021.

Torino culla del Risorgimento: è facile percorrendo le vie o le piazze cittadine rintracciarne memorie, eventi, segni. Tra questi emerge il monumento equestre ad Alfonso Ferrero della Marmora, militare e politico che fu tra i protagonisti di quella stagione: situato al centro di piazza Bodoni domina l’elegante spianata ottocentesca. Lì il monumento venne inaugurato ufficialmente nel 1891, grazie a una sottoscrizione nazionale che, nel corso di 12 anni, consentì di raccogliere i fondi necessari. A realizzarla fu lo scultore piemontese Stanislao Grimaldi, e quest’opera è considerata il suo capolavoro.
 
Oggi, per chi passa in questo spazio così marcatamente torinese, il monumento in bronzo e il basamento lapideo si presentano perfetti, ripuliti dai depositi di sporco organico e restituiti alla bellezza originale. Alla fine di ottobre si è infatti concluso il restauro conservativo sostenuto da Consulta ed eseguito dalla ditta Chiara Restauri di Collegno.
 
Partito lo scorso luglio, il cantiere si è avvalso di un’ampia ricerca preliminare, che ha affiancato le analisi chimiche sulle patine alla consueta documentazione grafica e fotografica. Alle delicate operazioni di pulitura, effettuate manualmente con acqua demineralizzata, hanno fatto seguito le applicazioni di un inibitore di corrosione e la stesura di una cera protettiva specifica per i bronzi.

“Impacchettare” un monumento o un edificio non è solo l’operazione che segnala l’apertura di un cantiere. Significa incidere sul paesaggio urbano, con una presenza di forte impatto, visivo e fisico. Questo lavoro preliminare deve perciò essere eseguito con sensibilità, poiché il rispetto del contesto architettonico è fondamentale. 

Inoltre i teli di copertura si propongono anche come spazio per comunicare: le grandi superfici sono ideali per illustrare il lavoro del cantiere e la missione sociale che ne è alla base. In piazza Bodoni, la Consulta ha sfruttato l’occasione in modo innovativo. A richiamare l’attenzione 4 domande – Perché? Chi? Cosa? Dove? – a cui hanno risposto altrettante infografiche. In pochi punti, semplici e immediati, l’Associazione ha presentato sé stessa e la propria filosofia.

Rinnovato l’impianto di illuminazione del Salone palagiano

Valorizzare la struttura con un’illuminazione uniforme, ridurre i consumi elettrici, assicurare una manutenzione più agile del sistema-luce. Questi i principali risultati che il nuovo impianto di illuminazione progettato da Consulta garantirà alla Biblioteca Reale di Torino.
 
L’intervento, che si concluderà entro la fine dell’anno, è stato affidato a Officina delle Idee (che nel 2015 ripensò l’illuminazione dell’Armeria Reale) e riguarda l’aulico “Salone palagiano”: nell’ambiente, caratterizzato dalla splendida volta affrescata e dagli antichi volumi ordinati nelle librerie, saranno sostituiti tutti i vecchi corpi illuminanti e introdotte luci a led di ultima generazione, altamente sostenibili per consumi e costi.
 
Nel complesso, cambierà l’intera percezione dello spazio: ogni elemento della Biblioteca assumerà un rilievo inedito. Quasi un invito a riscoprire sotto una nuova luce questo tassello dei Musei Reali.

Torino culla del Risorgimento: è facile percorrendo le vie o le piazze cittadine rintracciarne memorie, eventi, segni. Tra questi emerge il monumento equestre ad Alfonso Ferrero della Marmora, militare e politico che fu tra i protagonisti di quella stagione: situato al centro di piazza Bodoni domina l’elegante spianata ottocentesca. Lì il monumento venne inaugurato ufficialmente nel 1891, grazie a una sottoscrizione nazionale che, nel corso di 12 anni, consentì di raccogliere i fondi necessari. A realizzarla fu lo scultore piemontese Stanislao Grimaldi, e quest’opera è considerata il suo capolavoro.
 
Oggi, per chi passa in questo spazio così marcatamente torinese, il monumento in bronzo e il basamento lapideo si presentano perfetti, ripuliti dai depositi di sporco organico e restituiti alla bellezza originale. Alla fine di ottobre si è infatti concluso il restauro conservativo sostenuto da Consulta ed eseguito dalla ditta Chiara Restauri di Collegno.
 
Partito lo scorso luglio, il cantiere si è avvalso di un’ampia ricerca preliminare, che ha affiancato le analisi chimiche sulle patine alla consueta documentazione grafica e fotografica. Alle delicate operazioni di pulitura, effettuate manualmente con acqua demineralizzata, hanno fatto seguito le applicazioni di un inibitore di corrosione e la stesura di una cera protettiva specifica per i bronzi.

Avviato il cantiere, i lavori si concluderanno in primavera 

C’è un elemento che aiuta a distinguere le chiese “gemelle” di Santa Cristina e di San Carlo Borromeo: è il Campanile che, affiancato a quest’ultima dal Settecento, spezza la simmetria di questa classica “quinta teatrale” di piazza San Carlo. Presenza ineludibile del centro storico torinese, da tempo il Campanile mostrava l’esigenza di una revisione delle superfici intonacate e del restauro delle decorazioni.
 
Un esame dettagliato ha messo in luce lo stato dell’arte: diffuse alterazioni della pellicola pittorica, esfoliazioni ed efflorescenze saline, rigonfiamenti dell’intonaco, piccoli distacchi di elementi decorativi. Su tutto, una generale patina di sporco, causata da smog e agenti atmosferici.
 
Finanziato con fondi del Mibact e di Consulta, l’intervento conservativo è stato affidato allo Studio DeArch di Torino. Ora, dopo una serie di rinvii collegati all’emergenza pandemica, il cantiere è finalmente attivo e oltre al Campanile interesserà il lato della chiesa che affaccia su via Roma. Preceduti da saggi stratigrafici sulle finiture pittoriche, i lavori si concentrano sulle superfici, ma includono anche il ripasso di faldalerie, converse e coperture in metallo e pietra. La ritinteggiatura avverrà nel rispetto delle cromie antiche. La conclusione è prevista per la primavera del 2021.

Realizzato grazie all’Art Bonus, l’intervento è prossimo a concludersi

I torinesi lo identificano con la Scuola di Applicazione, la sede in cui si formano gli alti ranghi dell’esercito. Pochi però sanno che il Palazzo dell’Arsenale ha una storia antica, che incrocia i più celebri architetti sabaudi. Progettato a metà ’600 come Fonderia da Carlo Morello, alla sua graduale trasformazione in Arsenale contribuirono sia Amedeo di Castellamonte che Filippo Juvarra. Ciò nonostante, il segno definitivo è di un militare-architetto, il capitano Felice De Vincenti: suo il disegno dell’attuale struttura, edificata tra il 1736 e il 1783.
 
Luogo nobile della nostra storia, per via della sua destinazione il Palazzo è rimasto per secoli interdetto al pubblico. Oggi, il restauro del Cortile d’onore, promosso dalla Consulta e affidato all’architetto Andrea Gaveglio di Torino, segna un punto di svolta epocale: l’intervento è stato pensato nella prospettiva di poter aprire a tutti – con tempi e modalità che si dovranno valutare – questo spazio unico per ampiezza e maestosità.
 
Partita a giugno, la risistemazione ha coinvolto principalmente il rifacimento della pavimentazione e dell’impianto di illuminazione del piazzale. In luogo del manto bituminoso del fondo è stata scelta la pietra di Luserna, posata dopo la revisione dell’impianto idrico di raccolta e smaltimento delle acque piovane. Per la nuova illuminazione sono stati scelti corpi illuminanti più performanti e dai ridottissimi consumi. A oggi, per completare i lavori manca solo la creazione di una “zona filtro” nell’atrio principale, che renda sicura l’accessibilità. È prevista tra gennaio e febbraio.

Realizzato in regime di Art Bonus (nome con cui è nota la legge 106 del 2014, che istituisce un credito di imposta per chi effettua erogazioni liberali a sostegno di cultura e spettacolo), il restauro si è avvalso di cospicui fondi messi a disposizione dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e da Intesa Sanpaolo.
Molto attivi sul territorio piemontese, i due mecenati sono tra i Soci della Consulta.

Intervista con la Presidente Paola Gribaudo, dallo scorso aprile al vertice dell’antica e prestigiosa istituzione torinese. Tra formazione, mostre e valorizzazione, un quadro completo dei programmi per il rilancio.

Accademia Albertina in gran spolvero: per l’istituzione torinese è una stagione ricca di attività, inaugurazioni, collaborazioni. Tra queste ultime, un posto di rilievo spetta alla Consulta di Torino, che è stata coinvolta in due iniziative: da una parte con il suo annuale progetto didattico, che a giugno ha visto la partecipazione di 25 studenti dell’Accademia; dall’altra con l’intervento sulla Sala dei Cartoni Gaudenziani, resa spettacolare dalla nuova illuminazione e da una comunicazione tecnologicamente all’avanguardia. Abbiamo incontrato Paola Gribaudo, che ha un’agenda fitta di programmi e tante idee innovative da realizzare.  

Una fotografia dell’Accademia oggi. Come funziona e quali peculiarità possiede nel contesto di scuole analoghe in Italia? 

L’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino è una delle Accademie più importanti d’Italia, sia per la sua storia, sia per numero di allievi: oggi sono circa 1500, di 40 nazionalità diverse, e tra loro almeno 400 cinesi. La peculiarità che ci caratterizza è che rispetto ai tradizionali corsi delle Accademie (pittura, scultura, arti decorative) proponiamo altri 10 insegnamenti su materie meno tradizionali, quali ad esempio fotografia, digital art, restauro… corsi a cui tra poco si aggiungerà anche cinema. E proprio nella prospettiva di un’offerta sempre più larga, a fine agosto abbiamo firmato un’intesa con il Conservatorio per la creazione di un “Polo delle Arti”: per ora è un progetto sulla carta, ma presto dovrebbe concretizzarsi con l’istituzione di master di 3° livello in cinema e televisione, dedicati a figure professionali oggi particolarmente richieste. 

Una formazione orientata a creare figure utili. 

Esatto. E in questo senso vorremmo aprire dei contatti anche con l’Unione Industriale per dare uno sbocco ai ragazzi. Chi si iscrive all’Accademia lo fa perché sente di avere un talento interiore: per questo il messaggio che vogliamo trasmettere alla società civile, e con essa alle aziende, è che il mondo contemporaneo ha bisogno di creativi. Una parola, questa, che deve essere declinata in modo ampio: perché dall’Accademia non escono solo pittori e scultori, ma anche ragazzi che si dovranno occupare di comunicazione. Nella nostra Pinacoteca, ad esempio, abbiamo sempre degli stagisti che a rotazione imparano come si allestisce una mostra, come si redige un comunicato stampa, come si interagisce con l’assicurazione e come si imposta un catalogo e la comunicazione. Lo sbocco di un giovane laureato dell’Accademia probabilmente non sarà una casa editrice o un museo: magari andrà da Prada o alla Ferrero, e un comunicato stampa dovrà scriverlo anche lì, per un prodotto o per una mostra. L’idea di base è che coloro che escono dall’Accademia debbano essere preparati ad affrontare ogni situazione: se hai seguito il corso di comunicazione o progettazione, quando ti chiedono di montare una mostra devi sapere quali sono i passaggi per arrivare al risultato finale. 

Qual è invece il ruolo dell’Accademia come istituzione che promuove mostre, cultura, autori? 

L’Accademia Albertina possiede una Pinacoteca. È quello il luogo che tradizionalmente utilizziamo per le mostre, a cui adesso si aggiunge il nuovo spazio ipogeo della Rotonda del Talucchi, recuperato grazie all’intervento della Compagnia di San Paolo. È un ambiente di grande fascino, che in futuro potrebbe ospitare la Pinacoteca del ’900. Per il momento verrà destinato a mostre temporanee: Artissima, per esempio, mi ha chiesto di poterlo utilizzare per l’edizione del prossimo anno, richiesta che valuteremo con il Direttore. 

Come intende lavorare su questo settore di attività? 

Almeno una volta all’anno vogliamo lasciare uno spazio ai professori e agli artisti che si sono formati qui. Ecco perché la mostra inaugurata il 28 novembre è dedicata a Paola de’ Cavèro, che è stata una nostra docente di arte e scenografia. Sarà allestita in Pinacoteca, all’interno del percorso dell’esposizione permanente: un dialogo tra la collezione e le opere contemporanee, molte dedicate al mondo dell’Opera. Ogni artista a cui dedichiamo una mostra dona poi un’opera, che entra a far parte della futura Pinacoteca del ’900. In seguito avremo una mostra dedicata all’arte figurativa dell’Accademia Glazunov (un’accademia moscovita di pittura, scultura e architettura) e, a partire dalla primavera prossima, vorrei allestire nell’ipogeo della Rotonda una mostra che si intitolerà “Le stanze sono piene di libri”, con lo scopo di rivalutare il patrimonio di libri della nostra biblioteca: un’autentica miniera da cui dobbiamo tirare fuori i gioielli. In autunno, infine, sarà la volta di “Disegnare la città”: la mostra più importante, che costruiremo partendo dalle nostre collezioni, in collaborazione con la Fondazione Accorsi e il Museo d’Impresa di Reale Mutua. Sarà pensata come un percorso destinato a coinvolgere la città per conoscerne la storia dal 1884 al 1911. 

Non pensa che rispetto agli altri Musei torinesi la Pinacoteca dell’Albertina sia poco vista, considerate le potenzialità che possiede? 

È vero, e per questo motivo la promozione e la comunicazione sono punti prioritari. Per cominciare, con l’occasione dell’inaugurazione della Sala dei Cartoni Gaudenziani, metteremo un banner permanente all’angolo tra Via Po e via Accademia Albertina, che riporti orari della Pinacoteca e indicazioni per raggiungerla. Un altro dei miei obiettivi sarà istituire l’Associazione degli Amici dell’Accademia Albertina, sulla falsariga di analoghe associazioni operanti in altri musei. In ogni caso, la linea della mia presidenza sarà fortemente orientata a valorizzare ciò che abbiamo, perché esiste uno straordinario patrimonio praticamente sconosciuto. Un discorso che naturalmente non esclude le sinergie: l’Accademia, ad esempio, è uno degli attori nel palinsesto della grande mostra sul Barocco della primavera prossima, che vedrà come capofila la Reggia di Venaria, ma toccherà l’intera regione con eventi, restauri, convegni, laboratori. 

Anche la Sala dei Cartoni Gaudenziani, rinnovata dall’intervento della Consulta, va nella direzione di una trasformazione nel rinnovamento. 

Certamente è mia volontà portare alla luce i documenti inediti dell’Archivio, un’importante tradizione storica che deve essere comunicata e resa viva. 

Infine i libri, tema che credo le stia a cuore, essendo un’esperta in materia… 

I libri sono la mia vita. Per l’Albertina sto curando il restyling delle collane e dei cataloghi: la prima ad uscire, il 5 dicembre, sarà la nuova guida della Pinacoteca Albertina, e l’anno prossimo, come detto, uscirà il volume sui Cartoni Gaudenziani. Ma sui libri mi piace sottolineare ancora un’altra iniziativa, i bibliotour che vengono organizzati in Pinacoteca, nella saletta azzurra. Qui la nostra bibliotecaria presenta a chi si iscrive le edizioni originali di splendidi volumi antichi, spiegandone la storia e le caratteristiche. Incontri speciali, che riscuotono sempre molto interesse.